Dopo la vittoria nel derby campano da parte degli azzurri, le luci si spostano sulle dichiarazioni di Daniele Orsato su Inter – Juventus del 2018. Incriminato, il fallo di Miralem Pjanic su Rafinha. Ai microfoni di Radio Marte Voce di Popolo c’è Claudio Gavillucci, ormai ex arbitro di Serie A. Gavillucci, 41enne, si è confrontato con i conduttori analizzando le parole del collega Orsato.

La dichiarazione dell’arbitro presente alla partita in questione arriva con il cambio di presidenza ai vertici dell’AIA. Trentalange infatti, a capo dell’associazione dopo Nicchi, ha dato il via libera alle interviste post-partita per i direttori di gara.

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Su Trentalange: “Contento di lui, con Nicchi mancava volontà”

Gavillucci inizia proprio esprimendo un parere su Alfredo Trentalange: “Sono contento del nuovo presidente, si parlava da tempo della questione relativa alle interviste degli arbitri. Di sicuro c’è bisogno ancora di lavorarci su, e non parlo solo della cerchia arbitrale, anche di giornalisti, personalità del settore ecc… Deve essere un punto d’incontro. L’intervento degli arbitri deve essere un modo per far capire perché si sono prese determinate decisioni e discutere civilmente esponendo quello che è il regolamento”.

“Quando c’era Nicchi mancava la volontà di fare determinate cose. Tutto questo però, non toglie che gli arbitri possano continuare a sbagliare. In conclusione, quella della nuova presidenza è una decisione che aiuterà a capire alcune dinamiche spesso poco chiare”.

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I pensieri sull’Orsato di Inter – Juventus

Poi arriva il momento delle parole per le dichiarazioni del collega Orsato: “Daniele (Orsato), ha spiegato perfettamente quello che accadde. Quello di Pjanic in Inter-Juventus è stato un contrasto aereo, ma nel caso specifico un fallo d’ammonizione. Poi si apre un mondo perché se magari avesse detto di aver sbagliato 2/3 giorni dopo il match adesso, dopo 3 anni, non staremmo a parlare così animatamente”.

“Riguardo i falli aerei esistono 3 step: il primo è il contrasto aereo, dove si scontrano giocatori ma non c’è una tale foga da dover prendere provvedimenti, quindi si ricorre al calcio di punizione. Il secondo è un fallo aereo, quello di Pjanic lo era senza ombra di dubbio; decisamente più duro di un classico contrasto e che avrebbe potuto portare anche all’espulsione diretta. Il terzo step è un fallo da espulsione, dove il giocatore allarga volutamente arti del corpo per andare a danno dell’avversario”.

Poi Gavillucci continua: “Paura di espellere Pjanic? Non credo. Se un direttore di gara sente timore di mostrare le proprie decisioni, allora è meglio che appenda il fischietto al chiodo. Conosco Daniele, è un grande arbitro e mi sento di assicurare per lui che non è questo il motivo. Spesso, come lui ha detto in trasmissione, più sei vicino e più la tua percezione di quello che vedi non è chiara. Molte volte mi è capitato di aver desiderato di essere restato più lontano”.

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Chi è Claudio Gavillucci

Claudio Gavillucci è salito agli onori della cronaca sportiva per un episodio che i tifosi del Napoli difficilmente dimenticheranno. In un Sampdoria – Napoli del 31 maggio 2018 sospese l’incontro per cori razzisti rivolti al difensore azzurro Kalidou Koulibaly, sostenendo così la lotta al razzismo. Questa fu la sua ultima direzione di gara in Serie A. Nello stesso anno, alla fine di giugno, venne dismesso dalla sezione CAN A per “motivate valutazioni tecniche”.

Tuttavia, dopo essere ricorso al Collegio di Garanzia del CONI ed aver ottenuto il reintegro nell’associazione, nel marzo 2019 fu comunque ridisposta la sua dismissione dall’AIA. Attualmente l’ex arbitro, dopo un periodo ad arbitrare nella National League inglese, è ricorso di nuovo al Collegio di Garanzia per avere l’occasione di rientrare nell’AIA, ma stavolta lontano dal campo di gioco. Nel maggio 2020 scrive il suo libro ‘L’uomo nero, le verità di un arbitro scomodo’, con prefazione di Marco Travaglio de Il Fatto Quotidiano, esponendo dinamiche personali/professionali che hanno portato al suo allontanamento dall’associazione.

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