Un fiume in piena. Le interviste, che siano rese ai giornalisti, ai tifosi per strada, o alla Commissione Antimafia, di De Laurentiis non sono mai banali. Quasi sempre non sono intelligenti, ma mai banali. Ieri ha parlato a 360°, per dire di tutto, senza dire sostanzialmente nulla. Che il calcio italiano sia tutto sbagliato, tutto da rifare lo dice dall’estate del 2004, anno in cui prese il Napoli e in cui per la prima volta, probabilmente, mise piene in uno stadio.
Dire che sia tutto sbagliato è semplice, populista, magari anche corretto. Ma anche io sono bravo a dire che in Italia il regime fiscale è folle, si pagano troppe tasse e che il problema non è aumentarle, ma farle pagare a chi non lo fa. Ma la mia bravura non serve a nulla dal momento che non ho la ricetta per risolvere il problema.
Dopo 13 anni di calcio De Laurentiis è uno dei presidenti più esperti. Basta fare due conti. In serie A con più anni di presidenza ci sono solo Campedelli del Chievo, Della Valle della Fiorentina (arrivato due anni prima), Lotito della Lazio, Squianzi del Sassuolo (che però solo da 4 anni è in A), Cairo del Toro (un anno prima di De Laurentiis), e Pozzo all’Udinese. Poi c’è il caso della Juve che ha Andrea Agnelli che è presidente da meno tempo, ma è chiaro che ha più esperienza. De Laurentiis dovrebbe mettersi alla guida del calcio, o quanto meno proporsi, indicare la strada da seguire. Si limita a dire è tutto sbagliato. Del resto il mondo è pieno di persone che dicono solo e sempre “no”, che dicono che è sbagliata una cosa, ma che quando vengono chiamati ad indicare una soluzione dicono che non è compito loro. De Laurentiis va oltre: propone modelli inattuabili, non tiene conto della realtà del mondo del calcio. Vorrebbe fare del calcio un qualcosa di completamente diverso da quello che è, e che sostanzialmente, tra mille errori, ne fa lo sport che appassiona più gente al mondo, e che in Italia massacra tutti gli sport, che non a caso vengono detti minori.
Ieri ha parlato di abolizione della legge 91, ma non ha detto come cambiarla. Quasi quasi ha proposto l’abolizione dei tifosi, che sono un problema.
Non caro presidente: i tifosi non sono un problema, sono una risorsa. La vera unica risorsa di questo mondo. Se cancelli i tifosi il calcio sparisce. Devi fare proposte per cancellare la violenza dallo stadio. Esaltando la parte sana e maggioritaria dei tifosi. I problemi del calcio non si risolvono chiudendo i rapporti coi tifosi.
Anche i Procuratori sono un problema, ma non tutti i procuratori. Alcuni, pochissimi procuratori. In tutto il mondo di contano sulle punte delle dita di una mano. Poi ci sono quelli che li imitano, ma non contano nulla. Il problema non è Raiola, ma chi si affida a Raiola, e non parliamo dei giocatori, ma delle società. Anche De Laurentiis nel suo piccolo l’ha fatto, con El Kaddouri: gli ha riconosciuto una commissione pare al 20% del valore della vendita del calciatore all’Empoli.
Non ha senso urlare che va tutto male, è tutto da rifare. Dopo 13 anni di presidenza, uno come lui avrebbe il diritto/dovere di farsi parte diligente, fare un certo tipo di lavoro all’interno della Lega innanzitutto, per poi farsi eleggere in Consiglio Federale per cambiare il calcio. Invece no. Mentre infuria la battaglia lui se ne va in America, Dio solo sa a fare cosa, poi torna e spara ad alzo zero. Non serve. Come non serve prendere per culo la gente parlando di uno stadio e tanto altro a Bagnoli in una zona che necessita di decenni per essere bonificata.
Fatti, proposte concrete, non parole al vento giusto per andare sulle prime pagine dei giornali.

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