Salvini ha ragione, non serve chiudere gli stadi. A patto che…

Celle agli stadi, ok: ma vanno usate, caro Salvini

Non si possono chiudere le banche per paure delle rapine: allo stesso modo non è giusto chiudere gli stadi per paura di cori o incidenti. Su questo punto Salvini ha ragione. Non è chiudendo le curve o sospendendo le partite che si risolvono problemi di un certo tipo. La responsabilità penale è necessariamente personale, e non si capisce perché punire tifosi che non hanno nulla a che vedere con certe cose.

Detto questo ci aspettiamo che la risposta dello stato sia poi adeguata anche nella punizione dei veri colpevoli. L’idea delle celle negli stadi, come in Inghilterra, è affascinante, ma poi quelle celle resteranno sempre vuote? In Italia esiste un problema di giustizia, una giustizia lenta e macchinosa. Sia chiaro: la colpa non è di quei giudici che applicano le leggi, ma di troppe leggi, spesso in contrasto tra loro, che sono appigli straordinari per gli avvocati. E poi ci sono una serie impressionante di reati che potrebbero essere tranquillamente depenalizzati, e che invece ingolfano il lavoro dei Tribunali.

Giusto non penalizzare gli innocenti, ma c’è da punire duramente i colpevoli

Giusto non sospendere le partite, giusto non chiudere le curve, giusto anche non proibire e trasferte ai tifosi. Ma poi bisogna trovare i colpevoli, condannarli in modo anche celere, fermo restando le garanzie della Costituzione. E quando si autorizzano le trasferte bisogna poi anche garantire in qualche modo la sicurezza dei tifosi. Altrimenti è demagogia allo stato puro.

Non è impossibile già oggi identificare con certezza gli autori dei cori. Con tre fotocamere ad altissima risoluzione si possono fare i primi piani di tutti i tifosi presenti in una curva, e ci sono programmi di riconoscimento facciale perfetti. Si possono arrestare già all’uscita, a fine partita. Ma bisogna farlo. Altrimenti il fatto di non chiudere le curve e non sospendere le partite potrebbe apparire solo un colpo di spugna.

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