Milik? Meglio perderlo che trovarlo!

Parlando di Milik non bisogna commettere l’errore di giudicarlo dal punto di vista umano. In queste settimane specie sui social in tanti hanno parlato dell’ingratitudine del calciatore. Che per due anni il Napoo lo pagato nonostante fosse rotto. Non ha senso per due motivi. Il primo, banale: il polacco non si è infortunato sciando, o per un incidente stradale causato dal suo stato di ubriachezza. Si è fatto male giocando a pallone, un rischio del mestiere. Un rischio per il calciatore, e per la società, ovviamente.

La seconda cosa, particolare che molti dimenticano quando parlano di un calciatore: è un professionista. Solo ai calciatori si chiede di restare fedeli al proprio datore di lavoro. Nessuno di noi di sognerebbe mai di giudicare male un medico che cambia ospedale, piuttosto di un giornalista che cambia testata. Ai calciatori è chiesta la fedeltà alla maglia, la riconoscenza.  Cazzate, vanno dove li porta il portafogli, come farebbe ciascuno di noi.

Detto questo io non mi strappo certo i capelli per la cessione di Milik. 4 anni sono sufficienti per inquadrare il calciatore. Sappiamo pregi e difetti del giocatore, quanto basta per essercene fatta un’idea precisa. Ho letto da qualche parte che è ingiusto che il giocatore sia ricordato per gli errori fatti, piuttosto che per le cose buone. Sarà anche ingiusto, ma se tutti lo fanno un motivo di sarà. Se tutti ricordiamo gli errori clamorosi a San Siro contro il Milan, e ad Anfield contro il Liverpool vorrà pur dire qualcosa. Sono errori che hanno segnato stagioni intere. Di Milik, che pure ha segnato abbastanza, facciamo fatica a ricordare i gol. A livello emotivo diciamo il rigore decisivo in finale di Coppa Italia contro la Juve. Una punizione all’ultimo minuto a Cagliari.

Un giocatore particolare. Lo vedi grande e grosso ed immagini: questo magari tecnicamente non è il massimo, ma che forza. E’ vero esattamente il contrario. La tecnica non è male, ma non tiene palla neanche se lo ammazzi. Non alza i gomiti, non lotta sul pallone, in avanti c’è ma non si sente. Il Napoli non ha vinto due anni fa a Parigi perché lui non seppe tenere palla, e la perse senza lottare. Sul contropiede pareggiò Di Maria.

Nei momenti clou delle partite sparisce sempre. E questo non è certo colpa dei due infortuni. In genere quando ti rompi il crociato se non hai problemi fisici al rientro torni più forte di prima. A lui non è capitato. Potrà migliorare in futuro? HA 26  anni, il tempo ci sarebbe ancora. Ma la personalità è come il coraggio per don Abbondio: se uno non ce l’ha non se la può inventare.

E’ evidente che il Napoli non ha creduto in lui. E’ vero che non ha voluto rinnovare. Ma è anche vero che il Napoli ha preso Osimhen e Petagna, e che ha confermato Mertens. La società ha fatto a monte la sua valutazione. Magari prima da Ancelotti, poi dallo stesso Gattuso. Se si voleva trattenere il giocatore il sistema lo si trovava. E’ il Napoli che lo ha scaricato. Che la cosa si potesse gestire in modo diverso è per altro evidente. Anche se un giocatore non ti interessa, non lo porti, a 26 anni, a scadenza di contratto. Se il tutto fosse stato gestito meglio era possibile venderlo meglio. Ma qui entriamo in una valutazione economica che non ci interessa. Il tifoso, e tutto sommato anche il giornalista, parla di quello che vede in campo. Per questo mi sento di dire: Milik, meglio perderlo che trovarlo.

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