Le statistiche nel calcio lasciano il tempo che trovano

Le statistiche applicate al calcio, talvolta mi fanno ricordare a quella famosa barzelletta sui sette polli a testa che un italiano mangerebbe in media in un anno. Il poveraccio di turno infatti, poco convinto e molto incazzato, ad ascoltare la media sbotta dicendo: ” vorrei conoscere chi è quel figlio di buona donna che si fotte i miei sette polli”!.

Ecco, le statistiche di Napoli-Roma hanno spiegato che il Napoli ha tirato ventisette volte in porta, undici nello specchio di Alisson, mentre la Roma ha giocato solo otto palloni a ridosso della porta di Reina, segnando però quattro reti. Ed anche il possesso palla, 66,4% per  il Napoli contro il 33,6% della Roma farebbe intendere una chiara supremazia degli azzurri. Ma nel calcio non funziona così… ed il fatto che Sarri abbia rimarcato numeri e percentuali concludendo però realisticamente:” la cosa più importante però è capire perchè, in quelle poche occasioni della Roma, abbiamo concesso tanto…”, non è certo positivo su come il Napoli abbia tentato di recuperare risultato e gara del San Paolo.
Forse, finalmente, Sarri si sta rendendo conto che il possesso palla non significa dominio totale di gara e risultato e che quindi quel possesso, a meno che non sia del 100%, non ti esime dal correre rischi quando la palla, anche se poche volte la gestiscono gli avversari, soprattutto se tecnici, potenti, organizzati ed orgogliosi come la Roma scesa al San Paolo.
E questo pone un interrogativo sulla tenuta mentale e nervosa degli azzurri da qui alla fine della stagione. Perchè il Napoli delle sette remontadas, sul 2-1 della Roma s’è come smarrito, perdendo lucidità nel gioco, nelle geometrie e nei movimenti, ma soprattutto sbandando pericolosamente con la testa, quasi avvertisse la certezza della giornata storta. Ed è questo, a mio sommesso avviso, l’aspetto che più deve preoccupare dopo la sconfitta con la Roma, in uno al fatto che il Napoli, pure in evidenti difficoltà, giochi sempre allo stesso modo, anche quando gli avversari non ti concedono profondità e ti bloccano inesorabilmente gli spazi per poi ripartire rapidi e pericolosi al primo errore della squadra di Sarri.
E’ pure chiaro ormai che Sarri non ha alcuna intenzione di ripiegare il 4-3-3 diventato un marchio di fabbrica, il punto d’arrivo di un’evoluzione tattica iniziata con il 4-3-1-2 importato da Empoli.
Tuttavia, trovare valide alternative quando l’avversario è di quelli tosti, non mi sembra idea peregrina. Ricorrere a soluzioni tattiche alternative, non come fatto occasionale o situazionale, ma come scelta tattica logica, sin dall’inizio di gara, sarebbe un ulteriore passo in avanti, un arricchimento sia per il tecnico che per i giocatori a sua disposizione. Il futuro prossimo di Sarri, ma soprattutto del Napoli, non può non passare attraverso questo processo di crescita e maturazione.
A questo punto del campionato, forse, mancano gli uomini giusti e pure il tempo necessario. Ma è da adesso che la società deve cominciare a pensarci sia che Sarri rimanga alla guida della squadra, sia che vada via. Occorre uno spogliatoio con una rosa più forte ed omogenea di quella attuale -a mio avviso occorrono tre giocatori se i big non andranno via- che non consentirebbe più alibi nè ai giocatori, nè al tecnico che ha saputo ” insegnare” il “suo” calcio ad un gruppo forte ed attento ma che spesso può sbandare, come è avvenuto sabato sera, per un integralismo tattico che, al momento non ha varianti e che ormai tutti gli avversari conoscono a menadito
Potrebbe piacerti anche