L’Italia di Mancini riparte dai ragazzi di Zeman

L’Italia di Mancini riparte dal Pescara di Zeman. Stasera contro il Portogallo Verratti, Immobile e Insigne saranno titolari, guideranno la nazionale contro il Portogallo. Con loro tre in campo nel 2014, in un’amichevole pochi giorni prima del mondiale, l’Italia di Prandelli giocò la sua migliore partita. Poi il cittì azzurro non ebbe il coraggio di farli giocare nel torneo che conta, e fu una catastrofe. L’Italia uscì ai gironi, si dimise il cittì, poco male. E si innestò una serie di problematiche che portarono alle dimissioni di Abete, l’arrivo di Tavecchio, e tutto il resto. Magari se avesse avuto coraggio il tecnico dell’epoca, avesse mandato in campo i tre ragazzini, tutto ciò non sarebbe accaduto.

Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, sia ben chiaro. Ma sin da allora era palese che intorno ai tre ragazzini di Zeman c’era da costruire l’intera nazionale. Mancini ci è arrivato 4 anni dopo, e non è del tutto convinto. Immobile gioca perché non c’è Bernardeschi. Francamente restiamo dell’idea che se si ha un centravanti di peso e di qualità, ovviamente, è sempre il caso di farlo giocare. Immobile non può stare fuori da questa squadra, come lo stesso Bernardeschi, ovvio. Così come Chiesa. Alla nazionale di Mancini manca ancora qualcosa. Magari non avendo esterni bassi di qualità si potrebbe provare con la difesa a tre. Un 3-5-2, con Bernardeschi e Chiesa a fare tutta la fascia, Barella, Jorginho e Verratti in mezzo al campo a dare qualità, e Insigne e Immobile davanti.

Insigne lentamente sta trasformando il suo gioco. Da esterno sta diventando una punta vera. Corre di meno, ma segna molto di più. Potrebbe questa essere la formula giusta. Pensaci, Mancio.

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Adl punta al capocannoniere della serie A

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