Cosa è la Competizione? Cosa è davvero competere e con chi ci si misura?
La SSC Napoli quest’anno non lo sa!

Non lo sa perché al momento non conosce la sua stessa identità. Finito il primo tempo della partita estiva, il Napoli è in difficoltà. Difficoltà di una rivoluzione dipinta da restaurazione.

Momento di crescita o di regressione? Lo scopriremo a breve.

Il dato è incontrovertibile. Chi è partito ha lasciato un vuoto complicato da colmare.

Complicato, non impossibile.

Kvsratskhelia è un buon principio. Ostigard da vedere, Olivera lo scopriremo. Piccolo, piccolissimo particolare il Napoli partecipa alla Champions e a questa ha bisogno di qualificarsi praticamente sempre.

Una azienda come il Napoli è costretta alla Competizione, pena l’arretramento sui mercati finanziari. O bere o affogare, questo è il calcio moderno, questo è il business.

Lo sanno benissimo i competitors italiani e stranieri. Lo sa la Juve, lo sanno Inter e Milan ed ora lo sa anche la Roma di Mourinho. Queste aziende hanno idee. Hanno visuali e progetti e questo porta soldi.
Chiaro e cristallino.

Bremer alla juve dopo Di Maria e Pogba, Dybala alla Roma, Ibra si conferma al Milan e Lukaku, figliol prodigo, torna a piedi tra i nerazzurri milanesi.

Segnali inequivocabili che il mercato è in fermento e si attrezza. I valori cambiano di continuo e chi un anno era un passo indietro oggi ti può essere accanto o davanti.

Attenzione a quel che si fa ed ancor più a quel che si dice.

Non c’è davvero nulla di scabroso nel ridimensionare se stesso e le personali ambizioni, è spesso segno di crescita e maturità ma bisogna accettarlo, comprenderlo e nel calcio condividerlo con i tifosi.

Il calcio è affare collettivo, caro presidente De Laurentis.

È affare di città e condizione sociale.

Detto ciò non si corre dietro i nomi. Non sono i nomi a far di un’idea un progetto ma senza dubbio occorre capire.

Capisca il Napoli, capirà la tifoseria.

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