Non era solo per vil danaro la questione Dries Mertens, tutt’altro.

Manca ormai poco all’inizio del campionato e i primi nodi cominciano a venire al pettine, perché il tempo si sa è galantuomo.

Il fantasista belga rifiuta la Juventus per ben due volte e quasi al doppio dello stipendio.

In una cena a Capri, organizzata in suo nome, Ciruzzo arriva fino alle lacrime, per il dispiacere di lasciare la città, che lo ha adottato come un suo figlio, che mai avrebbe voluto lasciare.

Non ha tradito la sua gente, passando agli eterni rivali, che pur gli avrebbero garantito una stagione ad alti livelli, la Champions e tanti soldi.

La napoletanità non è in vendita, lo insegna Dries

Lui che l’ha così degnamente rappresentata, battendo tutti i record storici della società, entrando di diritto nella storia del Napoli e nel cuore della gente, non poteva adesso deluderla, indossando le strisce verticali.

E’ Dries ha rinunciare al vil danaro, ma soprattutto alla possibilità di continuare a giocare in serie A ad alti livelli, con un mondiale alle porte, al quale per l’ultima volta lui non vuole mancare.

Allora cosa ha prevalso in questa storia?

Da quanto ha confidato agli amici più stretti, il rapporto con l’allenatore, la paura di essere messo ai margini della squadra, soffrirne ancora di più.

Tesi avvalorata dall’avvicinamento sempre più consistente verso Raspadori, ormai siamo ai dettagli per la conclusione della trattativa.

Fortemente voluto dal tecnico è il sostituto naturale di Ciro Mertens, ingaggio più ragionevole, naturalmente più giovane, più congeniale al 4-3-3 Spallettiano.

Emerge un dato preoccupante però, sono stati fatti fuori tutti i leader della squadra, sempre che non ne venga eliminati altri, ma quegli storici hanno detto addio.

Sarà un caso, ma il tecnico di Certaldo non ha mai avuto un buon rapporto con i leader del gruppo, da Totti passano per Icardi, gli scontri li abbiamo visti, addirittura in una serie televisiva, come se l’allenatore del Napoli, soffrisse chi ne oscura la sua figura.

Ma la storia insegna che almeno un leader all’interno di uno spogliatoio è fondamentale…

Il caso Milan insegna : Zlatan Ibrahimovic, molto più grande di Mertens e con un contratto molto più salato, pur giocando poco diventa fondamentale nello scudetto rossonero.

Proprio per quel carisma, quella leadership che nessun contratto può comprare, perché fa parte della mentalità e della caratura che un calciatore si porta dietro, che coinvolge tutti i compagni.

La squadra di Pioli, pur non essendo la più forte, vince grazie al suo mentore e ai giovani vicino a lui, che ne prendono esempio e soprattutto lo rispettano.

Saggio e furbo l’allenatore a farsi da parte al momento giusto , mettendo da parte l’ego in virtù del collettivo.

Ad oggi, con il mercato aperto, manca questa figura nel Napoli e con quelli che sono partiti, il timore è che al di là delle qualità tecniche, la squadra possa smarrirsi, come già accaduto, nei momenti nevralgici della stagione, senza avere un punto di riferimento a cui aggrapparsi.

Il numero 14 belga-napoletano poteva e doveva essere quella figura, quel Capitano da seguire e rispettare, anche solo sedendo in panchina.

La gente lo sa, lo aspetta ancora, perché in fondo con un mese a disposizione, tutto è ancora in gioco.

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