De Laurentiis e l’utopia del “calcio-azienda”

Pensare di fare calcio come si fa cinema o come si fa qualsiasi altra attività imprenditoriale è un’utopia. L’utopia di De Laurentiis, che sta iniziando a sgretolarsi, dopo anni in cui tutto è andato per il verso giusto.

Nel calcio una cosa è sicura: i giocatori hanno sempre il coltello dalla parte del manico. Sono tutelati al massimo, ed hanno la certezza che il risultato finale dipende solo da loro. Mettersi in guerra coi calciatori, a maggior ragione a stagione appena iniziata, è l’errore più grade che si possa fare. Chi non capisce questa cosa è bene che stia fuori da questo mondo. Per quanto lungimirante, sarà sempre destinato al fallimento, prima o poi. I giocatori sono sensibilissimi soprattutto ad una cosa: i soldi. Per un calciatore non c’è nulla di peggio che scendere in campo in scadenza di contratto. Soprattutto quando ha ormai superato i 32 anni.

Prendete due nomi a caso, Mertens e Callejon. Lasciamo perdere se sono o meno legati alla piazza, alla maglia, o cazzate del genere. Quello che conta è che in 7 anni, al di là del rendimento offerto, sono stati professionisti esemplari. Mai una parola fuori posto. Mai un sospetto di vita dissipata. In sette anni a Napoli di Callejon non si sono avute notizie che non fossero proveniente dal terreno di gioco. Di Mertens c’è stato un gossip di una separazione con la moglie, che effettivamente per un periodo non si è vista a Napoli. In casi del genere le voci sono mille. Si è parlato di una avventura extraconiugale non perdonata. Nessuna prova, soprattutto nulla che abbia minimamente influenzato il rendimento. Nei giorni della separazione, vera o presunta, Mertens ha segnato come mai in passato.

Mertens e Callejon sono in scadenza di contratto. E lo sono nel momento peggiore. A 26, 27 anni essere in scadenza è un vantaggio. Puoi lucrare al momento del rinnovo o della firma con un’altar squadra. A 33 anni, quando ne avranno a fine stagione, non è così. A 33 anni non sai se qualche squadra ti vorrà, e non sai a quali condizioni. Pensare che possano essere condizionati dalla cosa è ovvio. Arrivare con due giocatori così importanti in scadenza è un errore. Chi fa calcio lo sa. Chi fa cinema no. Se ho un attore sotto contratto fino al 31 dicembre, a prescindere dall’età che ha, questi non ha problemi. E se dovesse sbagliare qualche scena, si rifà.

De Laurentiis ha pensato che anche nel calcio fosse così. Si sbaglia. Attenzione: nessun o mette in discussioni la professionalità dei due. Ma non possiamo negare il condizionamento. Tanto più se il presidente si prende il lusso definirli “marchettari” visto che guardano al calcio cinese.

E poi c’è la storia dei calciatori che vogliono andare via. Per guadagnare di più, per vincere, magari solo per cambiare città. Contratto alla mano non possono pretendere nulla. Ma poi devi andare loro incontro. Tenerli solo in forza di un contratto è deleterio. Il caso di Insigne è eclatante. Vuole andare via, lo ha fatto capire in tutti i modi. Adesso è un problema. Come è un problema Allan. Se arriva una squadra e ti offre 4 volte quello che prendi a Napoli ci pensi. Non sarebbe giusto, ovvio. Ma è umano. Così come non puoi dire in continuazione che hai rifiutato oltre 100 milioni per Koulibaly. Koulibaly perché deve restare a Napoli, guadagnare meno, senza per altro avere la possibilità di vincere nulla?

La verità, amara ma vera, è che nel calcio i contratti contano solo quando sono favorevoli ai calciatori. Altrimenti sono carta straccia. E’ triste, ma è così. Queste sono le regole. E come tutte le regole, anche quelle sbagliate, vanno rispettate finché non saranno cambiate.

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