È arrivato su un jet privato, direttamente pilotato da Dan Friedkin, Paulo Dybala in Portogallo, visite mediche e via a conoscere i nuovi compagni. Il colpo di teatro stavolta lo fa l’americano, com’è nel loro stile, ad effetto, quasi esagerato, e non è la prima volta, anche l’annuncio di Mourinho fu un fulmine a ciel sereno.

Ingoia amaro il popolo napoletano, dopo aver sognato di portare l’argentino sotto l’ombra del Vesuvio, anche se in realtà la Roma stava lavorando sulla Joya già da metà Aprile.

Eppure l’ingaggio del fantasista non sarà di quelli proibitivi: 4,5 mln di fisso, più bonus per raggiungere quota 6, tre anni con opzione sul quarto e clausola rescissoria, in realtà bassa, 20 mln di euro, qual ora volesse liberarsi anzitempo dalla capitale.

Tutto sommato condizioni accettabili che anche Giuntoli si sarebbe potuto permettere, eppure il DS ha parlato di opportunità non conveniente per nessuna delle due parti. Un tentativo in extremis ha provato a farlo anche Marotta, al quale l’argentino però ha risposto dicendo di essere un giocatore già della Roma.

Si era detto in questi giorni, che avrebbe pesato nella scelta di Dybala, la partecipazione alla champions League, ma così non è stato, allora cosa ha influito sull’esito della trattativa?

Probabilmente il progetto presentato dai giallorossi, che ha visto negli ultimi due anni, i Friedkin sono a Roma da tre anni, l’acquisto dello Special One, la vittoria della Conference League, un progetto stadio ben avviato. La probabilità, quindi, di continuare a crescere nel corso degli anni a venire, rappresentano un appeal maggiore di una partecipazione alla massima competizione europea, probabilmente non da protagonisti. Al di là dei nomi in entrata e in uscita, il progetto Napoli sembra confusionario, qual ora ci fosse. Da Ancelotti a Gattuso, passando ora per Spalletti sembra di navigare a vista, più per far quadrare il bilancio che per raggiungere obiettivi.

Cristiano Giuntoli ha parlato nell’ultima conferenza stampa di Dimaro di società virtuosa, ma alla domanda sul lancio della campagna abbonamenti è sembrato in evidente imbarazzo, dulcis in fundo, il presidente non si è presentato nemmeno per un saluto.

Non sono questi i prodromi di una società virtuosa, la Roma ha già 40000 circa abbonamenti venduti, il presidente porta i giocatori acquistati col suo aereo personale, Mourinho continua a chiedere i campioni, Wijnaldum l’ultimo nome messo sul piatto.

E proprio il tecnico portoghese è stato l’ago della bilancia probabilmente, nella conclusione di questa trattativa. Allenatore vincente che attira i migliori giocatori a lavorare con lui, di Spalletti difficile pensare le stesse cose, a qualcuno sta pure antipatico.

E nelle gerarchie che si stanno delineando sulla prossima stagione, proprio la squadra romana sta mettendo la freccia su quella partenopea.

Quando qualcuno disse sarà difficile arrivare tra le prime quattro, forse tutte queste cose già le sapeva, o le aveva subodorate, certo è la tifoseria di Napoli è in fermento, ma c’è ancora tempo per raddrizzare la rotta.

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