La Juve s’è rotta. La svendita di Bonucci è la prova definitiva, la pistola fumante, di quello che da tempo si pensava.
La Juve s’è rotta, ma paradossalmente da questa vicenda può uscire rafforzata. La società ha agito nel migliore dei modi, dando un segnale chiarissimo al gruppo. Non ci sono intoccabili, anche il leader del gruppo, forse in questo momento il migliore al mondo nel suo ruolo, deve sottostare alle regole. Bonucci non lo capì dopo la clamorosa esclusione nel quarto di andata contro il Monaco. A Cardiff nell’intervallo (e a maggior ragione dopo la sconfitta) deve essere successo di tutto.
Ricorda un po’ quello che avvenne al Napoli nel maggio del 1988, la famosa rivolta della squadra contro Bianchi. Ferlaino (diciamo soprattutto Moggi) prese la decisione di confermare il tecnico e mandare via i capi della rivolta. Quel Napoli che sembrava finito, nei due anni successivi vinse una Coppa Uefa ed un secondo scudetto.
Dopo la cessione, senza scrupoli e senza rimorsi, di Bonucci, la Juve è sempre più la favorita del campionato. Anche se non dovesse sostituire Bonucci, perché Rugani e Benatia, oltre a Chiellini e Barzagli, possono anche bastare (ma considerando la carta di identità di Barzagli e i problemi fisici di Chiellini difficile che non prendano un altro centrale). Inoltre la Juve ha una potenza di fuoco economica sul mercato che da impressione.
Il vero problema per loro è la spaccatura ai vertici, quella interna alla famiglia, tra Elkan e “zio” Andrea Agnelli. La convivenza tra i due non sembra più possibile. Il primo ha avuto da “nonno Gianni” il ponte di comando. Ma il figlio di Umberto non può essere liquidato di notte come un Bonucci qualsiasi. Andrea Agnelli per altro tra qualche settimana verrà qualificato per i rapporti particolari con parte della tifoseria. La speranza delle altre squadre, Napoli su tutte, è che il regolamento dei conti sia lungo e sanguinoso. Altrimenti anche quest’anno sarà dura, durissima, quasi impossibile.

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