Serie A, una sentenza che salva il protocollo e disonora le Istituzioni

Il baratto che salva il campionato

La Serie A si piega alla lobby dei potentati che gestiscono, in maniera nemmeno tanto occulta o velatamente celata, il calcio italiano.

Il Sistema è salvo. La regolarità del campionato un po’ meno. Le Istituzioni calcistiche hanno consapevolmente scelto la via del disonore, barattandolo con la salvezza di un protocollo che fa acqua da tutte le parti.

La linea perseguita è sin troppo chiara: bisogna applicarlo pedissequamente ed ottusamente, affinchè si possa giocare ad ogni costo.

Ovviamente, ciascuno dei protagonisti del nostro campionato fa come meglio crede.

Quel buon senso che manca ai presidenti

Portando a propria discolpa gli evidenti buchi legislativi, che hanno prodotto un effetto devastante, ai limiti del paralizzante, per l’intera attività agonistica, i presidenti hanno creato un clima di anarchia. Giustificando le loro strategie societarie, se non addirittura provando a legittimarle, appellandosi proprio a norme carenti o lacunose.

In definitiva, sul buon senso, ha prevalso la voglia di scornarsi. A poche ore dalla sottoscrizione del protocollo che essi stessi avevano adottato, è venuto meno quel comportamento responsabile, che dovrebbe sempre albergare in proprietari vari e plenipotenziari assortiti.

L’arroganza di qualcuno s’è scontrata con la disonestà intellettuale di qualcun altro. Innescando un numero difficilmente immaginabile di ricorsi sulle più disparate interpretazioni della gerarchia delle Fonti.

Affidarsi ai tribunali spacca la Serie A

Preferendo disciplinare la controversia non in maniera amicale, attraverso la fattiva collaborazione del Governo nonchè l’opera mediatrice della Federazione, equivale a rompere la ratio stessa che dovrebbe tenere uniti i 20 membri della Lega.

Generando, al contempo, un aperto conflitto. In pratica, adesso alcuni presidenti sono tra loro l’un contro l’altro armati. Inoltre, tra costoro c’è chi si sente defraudato dalle istituzioni calcistiche. Dunque legittimato, eventualmente, a dichiarare loro guerra in tribunale.  

Sarebbe lecito domandarsi, tuttavia, se al netto di un formalismo giuridico apparentemente inattaccabile, almeno in merito al primo grado di giudizio, siano state Figc e Lega Calcio a svendere la loro stessa credibilità.

Oppure il Governo abbia abdicato, tollerando chi disconosce i suoi Decreti, indirizzati alla tutela igienico-sanitaria erga omnes. Cioè, di tutti i cittadini. Che giochino essi a pallone da professionisti, piuttosto che facciano il professore a scuola, invece che il commerciante o l’artigiano.

Le omissioni del Governo pesano come macigni

Sembra quasi che i titolari dei Dicasteri direttamente chiamati in causa, quello dello Sport e della Salute, non abbiano avuto alcun interesse a fare chiarezza.

Al contrario, interpellati poche ore prima della partita di Torino, con le loro parole, hanno contribuito ad ingarbugliare maggiormente la situazione. Almeno agli occhi di tifosi o semplici appassionati. Che certamente non hanno una specifica competenza in materia legislativa o giurisprudenziale.

Vincenzo Spadafora confermava che “alle autorità sanitarie locali è demandata una chiara responsabilità e una precisa azione di vigilanza…”. Posizione sostanzialmente analoga quella espressa da Roberto Speranza, il quale dichiarava solennemente: “la priorità è la salute, non si gioca…”.

Serie A privilegiata rispetto al resto del Paese

Insomma, alla luce della sentenza del Giudice Sportivo, appare evidente quanto l’impegno dialettico abbia prodotto lo stesso risultato del niente mischiato con il nulla. Una sorta di vuoto pneumatico, sul versante dell’assunzione di responsabilità.

Magari i due Ministri non hanno trovato il coraggio per opporsi alle corporazioni che spingono direttamente o per interposta persona a trattare l’italico pallone in maniera differente rispetto al resto del Paese.  

Veicolando, in sostanza, la sensazione che non tutti vengano trattati allo stesso modo. E che il Governo, con i suoi Decreti che affievoliscono una parte sostanziosa dei Diritti Costituzionali, faccia il forte con i deboli. Per venire poi a patti, palesando debolezza e vigliaccheria, con gli smargiassi ed i tracotanti.

In definitiva, è passato un messaggio osceno e indegno per una Democrazia. Che all’italico pallone venga concesso il privilegio di non uniformarsi alle misure estreme adottate per il resto della popolazione.

Come se l’industria pedatoria della Serie A avesse un canale preferenziale rispetto alla stragrande maggioranza di piccole e medie imprese, che quotidianamente combattono con la crisi devastante prodotta sull’economia dal Covid…

Francesco Infranca

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