Il San Paolo e la leggenda delle… doje Maruzze

Il San Paolo e la storia delle “doje Maruzze”

C’è una frase “altoatesina” stupenda che inquadra due personaggi un po’ così. Dalle parti di Dobbiaco parlano di loro come “doje Maruzze: una fete, e l’ata puzza”. Non so perché quando penso a De Laurentiis ed al sindaco De Magistris a proposito del San Paolo mi tornano in mente queste parole.

Poiché sono un malpensante a volte mi viene quasi da credere che i due siano d’accordo. Ognuno offre all’altro la possibilità di difendersi agli occhi dei propri “tifosi”. Il sindaco, poverino, ha palesemente a che fare con una persona che quando deve pagare scappa sempre da un’altra parte. Che promette certo e viene meno sicuro. Come definire qualcuno che non paga, pretende di avere ragione e che non firma neanche la convenzione per lo stadio? Dimenticate lo stadio, pensate ad un normale appartamento. L’inquilino non solo non paga il fitto, ma non accetta neanche di firmare il contratto di locazione. Sta lì, non si sa bene in base a quale diritto naturale. Non solo: alle richieste del padrone di casa minaccia di andare altrove. E’ quello che ha fatto Formisano ieri, quando ha detto che il Napoli al momento ha indicato Palermo come campo di casa.

La storia è talmente folle che sarebbe impossibile da inventare, non fosse vera. Ma abbiamo detto che le maruzze sono due. E difatti anche il sindaco ha i suoi meriti in questa commedia dell’assurdo. Il Napoli ha giocato l’ultima partita di campionato il 20 maggio, e non era un evento imprevisto. Si sa dallo scorso mese di luglio. Se anche fosse andato in finale di Coppa Italia, di Champions o magari si Europa League non sarebbe cambiato nulla. L’ultima gara al San Paolo sarebbe stata quella contro il Crotone.

Perché i lavori non sono iniziati il 21 maggio?

Diciamo che uno si aspettava che il giorno dopo partissero i lavori di manutenzione. No, i lavori sono iniziati il 27 luglio. Ok, c’era da fare un concerto (cosa che manda in bestia qualsiasi presidente), ma la data era quella del 7 giugno, un giovedì. Diamo tempo per smontare il palco, sabato e domenica non si lavora, diciamo che dall’11 giugno si poteva iniziare. Invece no: morale della favola, De Laurentiis ha ottime argomentazioni per fare l’offeso.

E dire che qualche tempo fa il presidente della Commissione Patrimonio del Comune l’aveva anche detto. “Vedrete che De Laurentiis troverà una scusa per non firmare la convenzione, poi inizia il campionato e tutto passa in cavalleria”. Al Comune di Napoli sapevano benissimo quello che sarebbe successo, ma niente.

Morale della favola: il sindaco potrà dire che la colpa è di De Laurentiis, che ciurla nel manico, non paga e non firma. Il presidente del Napoli dirà che al Comune sono incapaci, e che si rischia di non giocare al San Paolo. Il bello è che sotto molto punti di vista hanno ragione tutti e due. Al punto che sembra davvero che si siano messi d’accordo tra di loro. E qui torniamo alla frase tipica dell’Alto Adige: “song doje Maruzze: una fete, e l’ata puzza”.

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