Piove oro sulla Juve: ecco perché il Napoli di Adl non crescerà mai

La Juventus incasserà oltre 50 milioni per i prossimi 8 anni dall’Adidas. Oltre ad un cadeau di 15 milioni subito, per la visibilità offerta al marchio. Ovviamente si tratta di un minimo garantito, altri soldi arriveranno attraverso le vendite delle maglie. La qual cosa sta a significare che le distanze col resto delle squadre italiane è destinato ad aumentare. E’ vero che il fatturato in se non garantisce le vittorie, ma aiuta, non c’è dubbio.
Non sono soldi piovuti dal cielo per grazia divina, sia ben chiaro. Quando si parla di soldi, soprattutto con aziende private, non c’è sudditanza psicologica o Var che tenga. La Juve per arrivare a certe cifre ha investito, e non solo sul parco giocatori. L’arrivo di Cristiano Ronaldo è stato semplicemente la ciliegina sulla torta. Ma già prima la società si era strutturata in modo tale da avere manager capaci di tessere certe trattative. Cristiano Ronaldo, operazione costata circa 350 milioni in 4 anni, in pratica è stato pagato dalla sola Adidas. Restano adesso tre anni e mezzo per finire di capitalizzare l’operazione dal punto di vista economica.
Se dovesse succedere che la Juve vincesse la Champions, sarebbe un trionfo senza precedenti dal punto di vista economico. Prendere il giocatore più famoso al mondo, magari non il più forte, e portarlo a vincere la 4 Champions di fila, con due squadre diverse, sarebbe un qualcosa di inimmaginabile. La Juve si è mossa a questo scopo. Ai più sarà parso folle scambiare alla pari Bonucci con Caldara. Il miglior difensore italiano in prospettiva con uno che ha passato la trentina. Ma è un’operazione che non va valutata dal punto di vista del mercato calcistico. Alla Juve serve mettere insieme la migliore squadra possibile per vincere quest’anno la Champions e perfezionare l’operazione Ronaldo.
Cosa ha fatto la Juve con Ronaldo? Un investimento, si è accollato un rischio, nella speranza di poter incassare sempre di più. Avendo precedentemente messo su una squadra dirigenziale di primo piano, si è trattato di un rischio relativo. Magari già prima di prendere il giocatore con Adidas ha concordato l’operazione. Il Napoli di De Laurentiis, a detta dello stesso presidente, non ha voluto correre il rischio. Quando gli è stato offerto il giocatore il patron azzurro ha detto no, un rischio troppo grande. Lo era anche perché in questi anni non ha saputo o più probabilmente voluto costruire intorno a sé una società forte. E’ chiaro che per certe operazioni hai bisogno di esperti di merchandising internazionale, al Cis di Nola non trovi società capaci di muovere certe cifre.

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