Il primo Napoli insapore per un’ora. Poi gustoso e saporitissimo

Soliti equivoci, con Osimhen in più

Il Napoli visto a Parma, per un’ora abbondante, ha mostrato un pericoloso tratto in comune con la scorsa stagione.

L’andamento della gara, infatti, ha riproposto l’irritante atteggiamento già visto molte volte, con gli azzurri sostanzialmente in controllo, eppure incapaci di rendersi veramente pericolosi. 

Una squadra stantia, con quel giropalla sterile. A tratti addirittura irritante. Condotto unicamente per sottrarre il possesso ai ducali, piuttosto che funzionale a creare spazi da saturare con il gioco posizionale. Insomma, un calcio altamente improduttivo, offensivamente parlando.

Ovviamente, il cambio di Osimhen getta una luce diversa sull’esordio stagionale del Napoli.

Benino Hysaj, però occorre altro

Ma al netto dei tre punti e riconoscendo al nigeriano di aver avuto il potere di spaccare in due la partita nella mezz’ora finale, appare evidente quanto sia necessario perfezionare sincronie e meccanismi.

Indubbiamente, le scelte iniziali di Gennaro Gattuso hanno destato qualche sorpresa. Innanzitutto, la maglia da titolare per Hysaj, destro naturale adattato a sinistra. Una dolente nota. Non tanto per il suo rendimento. Brillante nel preservare la zona di competenza, restando basso, in posizione maggiormente conservativa.

Probabilmente, Ringhio aveva messo in preventivo la timidezza in fase propositiva e la scarsa presenza in sovrapposizione dell’albanese, tali da sbilanciare lo sviluppo della manovra quasi esclusivamente sul lato opposto. Obbligando, al contempo, Insigne ad insistere oltremodo nella soluzione individuale.

Del resto, non potendo sfruttare la collaborazione del terzino per creare superiorità numerica in fascia, con i crociati che, schierati a rombo in mezzo al campo, concedevano spazi in ampiezza, Lorenzinho ha fatto di necessità virtù. Puntando spesso e volentieri l’avversario diretto.    

Lozano vs Pezzella, che scintille

Sotto certi punti di vista, inaspettata pure la preferenza verso Lozano. Nonostante qualche sofferenza di troppo nel duello con Pezzella, un laterale rognoso, che si esalta in veste di terzino incursore, il messicano, in certi momenti ha dato l’impressione di essere tutt’altro che impacciato.

Al contrario, in situazione di uno contro uno è apparso letteralmente immarcabile. Coerentemente con la fisionomia che Gattuso vuole dare al Napoli, quando lo preferisce a Politano, l’esterno ex PSV Eindhoven potrebbe essere l’opzione migliore per sfruttare la catena laterale destra, senza far rimpiangere troppo Callejón

Forse la titubanza palesata in fase difensiva, specialmente quando Lozano è stato chiamato a ripiegare, dando una mano dietro, risulterebbe meno evidente con una mediana composta diversamente.

Napoli work in progress, ma già efficace

In definitiva, dal Tardini torna un Napoli ancora “work in progress”. Che sta provando a cambiare. Aggiungendo ai princìpi postulati dal suo allenatore in tema di dominio del gioco, la possibilità di esplorare soluzioni alternative al possesso esasperato e sincopato.

Ovvero, avere una immediata verticalità, affidandosi al dinamismo in transizione garantito dall’ex Lille.

Chiaramente, un sistema che preveda tutti assieme, contemporaneamente, Osimhen centravanti, supportato alle spalle da un terzetto di trequartisti dall’indole marcatamente offensiva come Lozano, Insigne e Mertens, oltre alle due mezz’ali di qualità, è insostenibile. Perlomeno nell’ottica di giocarsela da pari contro avversarsi teoricamente superiori, per organico e investimenti.

Magari, in talune circostanze, potrebbe essere decisivo affidarsi ad un centrocampista con caratteristiche tecnico-tattiche e temperamentali diverse rispetto a quelle di Fabián Ruiz o Zielinski

Francesco Infranca

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