La vera bufala è che il Napoli fallì per colpa di Maradona

Napoli fallito per colpa di Maradona? Bufalissima!

C’è un’emittente televisiva che da qualche giorno sta facendo passare il messaggio che il Napoli è fallito per colpa di Maradona. Ora Diego ha giocato la sua ultime partita col Napoli a marzo del 1992, la società è fallita nell’agosto del 2004. Dodici anni di tempo sono un’era geologica. Il Napoli è andato in difficoltà non a causa di Maradona, ma con lo scoppio di Tangentopoli, coi problemi di Ferlaino. E ci sarebbe stato tutto il tempo per rimediare a quella situazione. Purtroppo tutti, indistintamente, hanno sempre fatto la cosa sbagliata. Ed il primo fu Ottavio Bianchi. Ottimo giocatore, grande allenatore, pessimo amministratore. Non a caso le due società nelle quali ha lavorato in quella veste sono fallite entrambe, prima la Fiorentina, poi il Napoli.

Il Napoli è iniziato a fallire quando Bianchi introdusse la stagione dei prestiti. Vendeva un gioiello di famiglia all’anno, e lo sostituiva con un prestito dall’ingaggio elevatissimo. In questo modo i debiti aumentavano di anno in anno. Bisognava avere il coraggio di vendere tutti insieme, semmai di retrocedere in B, ma sanare i conti. Non fu fatto, e Maradona in tutto questo non c’entra nulla Diego è stato un campione che ci ha fatto vincere, ma anche un’occasione persa. Anche se i tempi erano diversi rispetto ad oggi, e il marketing relativo al calcio era irrisorio.

De Laurentiis buon presidente, ma pessimo imprenditore

E’ chiaro perché c’è qualcuno che vuol far passare la tesi che il fallimento sia arrivato per colpa di Diego. Si offre una giustificazione a De Laurentiis che non ha la minima intenzione di investire. E che ha detto a Sgarbi che non prende Cavani perché dopo non ci guadagna a rivenderlo. Ora tenere i conti sotto controllo è giustissimo, ma un vero imprenditore fa anche altro. Fa di tutto per aumentare il fatturato, si accolla il rischio di impresa. L’operazione Cristiano Ronaldo è stata la cartina di tornasole, ove mai ce ne fosse bisogno, di una mentalità provinciale. CR7 andava preso per costruire intorno a lui non una grande squadra, ma una grande azienda. Dare al marchio una visibilità mondiale che avrebbe dato i suoi frutti nel corso degli anni. Che avrebbe fatto entrare il Napoli in quella elitè dalla quale è fuori. Oggi le grandi società sono in giro per il mondo e raccolgono milioni e milioni di euro. Il Napoli di De Laurentiis fa amichevoli con Gozzano, Carpi, Chievo.

De Laurentiis non è un cattivo presidente, è un pessimo imprenditore. Anzi non è per nulla un imprenditore. La sua preoccupazione, cinepanettone docet, non è far crescere la società, ma non fallire per garantirsi il lauto gettone a fine anno. Ci sta, per amor di Dio, quasi tutti al suo posto farebbero così. Ma un vero imprenditore farebbe ben altro. Questo al netto dei titoli sportivi, sia ben chiaro. Stiamo parlando di soldi, di aziende. Un imprenditore vero prende Cristiano Ronaldo pensando a crescere negli anni.

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