Chiuso un mondiale bruttino, senza stelle e senza Napoli

Un mondiale che non lascerà nessuna traccia di se

Non è stato un grande mondiale, diciamo la verità. Non c’è stata nessuna squadra che ha fatto vedere qualcosa di nuovo, non c’è stato nessun talento che è emerso sugli altri. Diciamo che non è un mondiale che passerà alla storia, come quello del 1958 con Pelé, del 1974 con l’Olanda, dell’1986 con Maradona. Ha vinto la squadra che ha meritato di più, ma che non era lecito attendersi sul trono, visto la giovane età. Qualcuno ha detto che la Francia ha vinto con 4 anni di anticipo, ed è forse vero.

Un mondiale che, senza l’Italia, ha visto il trionfo del calcio all’italiana. Al di là dello straordinario talento di qualche suo elemento,la squadra transalpina ha fatto catenaccio e contropiede. Poi possiamo dire che ha fatto densità e ripartenza, ma il concetto è lo stesso. La Spagna, che in questi anni ha incarnato lo spirito del calcio fatto di possesso palla, è sparita del tutto. La Germania che ne aveva mutuato il gioco ha fatto peggio ancora. Stendiamo un velo pietoso sull’Argentina costruita intorno a Messi, grande giocatore, ma decisamente senza attributi.

Il mondiale dei grandi flop, Neymar la delusione maggiore

E’ stato soprattutto il mondiale dei flop. Detto di Spagna, Germania e Messi non possiamo dimenticare che il vero fallimento è stato quello di Neymar. Giocatore presuntuoso, ipervalutato, cascatore della peggiore specie: doveva essere il mondiale che gli permetteva di scalzare Messi e CR7. Torna a casa umiliato, e tutto sommato retrocesso nelle gerarchie, superato anche da Mbappé, per altro suo compagno al PSG.

E’ stato un mondiale senza il Napoli, tutto sommato. Ce ne erano 5 di azzurri, 6 se vogliamo considerare anche Reina, che azzurro non è più. Mario Rui non ha giocato neanche un secondo, del resto era già tanto essere lì. Zielinski, Milik e Koulibaly sono usciti al primo turno, i primi due col la Polonia in maniera anche abbastanza deludente. Mertens ha fatto sua la parte, ma ha giocato fuori da quello che ormai sente essere il suo ruolo. Lui adesso è un centravanti, sui lati non si ritrova: messaggio che dovrebbe essere arrivato anche ad Ancelotti, che però ha altre idee.

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