Il Napoli di Ancelotti sta sfatando più di un luogo comune

E allora, dopo Genova, cominciamo col dire che sono state sfatate altre due dicerie, luoghi comuni, tabù, chiamateli come volete, che accompagnano Napoli ed anche il Napoli da una vita. Perché la notte genovese, iniziata maluccio direi, e per colpe proprie della squadra e un po’, me lo consente re Carlo?, anche dell’allenatore ha detto due cose importantissime.
Punto primo: che la squadra, quando cambia assetto mentale più che tattico, riesce ad avere dalla sua parte anche la signora Fortuna, la Dea Eupalla calcistica, che volge benevola i suoi favori anche alle maglie azzurre.
Punto secondo : che la squadra, criticata da più parti di essere fisicamente “leggerina”, ha dimostrato, a soli quattro giorni di distanza dalla durissima gara di Champions contro il PSG, di essere anche fisicamente tosta e…cazzuta (termine assai caro a De Laurentiis).
Perciò finiamola di fare vittimismi inutili, spesso nocivi, e ancora di più smettiamola di sentirci fisicamente inferiori a squadre come Juve, Inter e Roma tanto per rimanere alle squadre italiane.
Su un campo che ad un certo punto sembrava molto più adatto a mondine per piantar riso che non a dei giocatori di calcio, il Napoli ha ribaltato una partita che stava rovinando solo con i suoi stessi…piedi, per superficialità ed eccessiva quanto inusuale fretta nelle giocate. Ancelotti aveva optato per un turnover moderato, tenendo però fuori i due azzurri più in forma, Fabian Ruiz e Mertens. E l’approccio contro un Genoa attento quanto volenteroso, ma niente di più, non poteva essere peggiore viste le distanze sbagliate tra i reparti, i centrocampisti sempre troppo alti e poco attenti alla fase difensiva e spesso, per distrazione o superficialità, fate voi, a sbagliare passaggi scolastici cercando giocate improbabili in velocità, visto il pressing genoano e visto il fondo del terreno di gioco, per cercare varchi nella compatta muraglia difensiva genoana. Così un Genoa concentrato e con gamba agile ha potuto sfruttare almeno quattro, cinque volte delle pericolose ripartenze grazie agli errori di diversi azzurri.
Ancelotti che non è attoriale e fantasioso come Mourinho o Allegri nelle loro più plateali interpretazioni da incazzati (scusa il termine Direttore ma “Quanno ce vò…”) si limitava a masticare amaro il solito chewingum, ma deve essersi incavolato di brutto durante il primo tempo esplodendo, a modo suo, nell’intervallo. Fuori Zielinski e Milik, poderosi polacchi che però avevano fatto la figura degli “abatini” di breriana memoria dopo un primo tempo a dir poco abulico, dentro Fabian Ruiz e Mertens. Non so, e non ritengo sia una bocciatura per i due, ma un dubbio c’è, soprattutto per Milik, e lo esterno, Come si può sostituire, infatti, su un campo impraticabile e sotto una pioggia diluviante, un omone di quasi centonovanta centimetri per ottanta chili, con un frillino di centosessantanove centimetri per sessantasei chili ? E’ evidente che per Ancelotti i due polacchi, e forse non solo loro, in quel momento non erano utili alla causa. Per Milik, però, i due infortuni con relativi interventi chirurgici sono più di una attenuante, visto che l’attaccante evita al massimo torsioni pericolose ed è sicuramente ancora condizionato psicologicamente quando scende in campo, per di più se il campo è come quello di Marassi di sabato sera. Per Zielinski, invece, si tratta di una involuzione non spiegabile facilmente viste le potenzialità del giocatore, ma se si pensa anche alle difficoltà di Hysai, in ballottaggio da un po’ con Malcuit e ora anche con Maksimovic, un motivo potrebbe essere il fatto che ambedue hanno giocato molto più degli altri azzurri con Maurizio Sarri ed ora fanno fatica ad interpretare il calcio che predica Ancelotti.
Tocca anche al tecnico, dunque, recuperare al massimo due interpreti importanti nell’economia della rosa azzurra. E criticare Ancelotti per i suoi turnover ampi e le sue rotazioni quasi sempre vincenti sarebbe eccessivo e stupido però, visto che contro il Genoa ha deciso di confermare quasi per intero la formazione che aveva giocato martedì in Coppa, perché escludere proprio i due giocatori più in forma. D’accordo, si potrà dire che Ruiz veniva da una serie di partite tiratissime e che Mertens aveva preso una botta e s’era allenato poco, però la giovane età dello spagnolo e la “voglia” del belga erano una garanzia almeno per un inizio diverso rispetto a quello visto.
Avremmo voluto ascoltarlo Ancelotti, nel post partita, invece davanti a taccuini e microfoni c’ha mandato suo figlio Davide, facendo turnover con se stesso. Perché? Forse perché, come scrissi qualche articolo fa, il trucco c’è ma non si vede…Cioè, in partite con un coefficiente, presunto, di difficoltà inferiore si può applicare quella rotazione tanto cara e voluta dal presidente De Laurentiis. Però ora, in questo periodo tanto intenso quanto decisivo per il Napoli, il tecnico non vuole e non può più rischiare di mandare in campo un Napoli 2.0 dove il pericolo è la possibile grassa diminuzione di valori tecnici da una gara all’altra.
Ancelotti fa bene a tenere tutti sulla corda anche per mantenere alto il valore patrimoniale dei giocatori , ma ha anche l’obbligo di fare con obiettività le scelte migliori. Dopo aver rafforzato nei suoi uomini la pazienza, l’autostima e la capacità mentale di superare momenti di oggettiva difficoltà, ora Ancelotti deve puntare su uno zoccolo duro su cui puntare e sul quale operare, di volta in volta, opportune rotazioni senza correre troppi rischi. La vittoria di Genova ha confermato che il Napoli è competitivo ma ha anche detto che la squadra deve essere sempre al massimo con la testa e con le gambe.
Ancelotti è stato bravo a correggere un errore di valutazione iniziale inserendo appena ha potuto e senza offendere i sostituiti, Fabian Ruiz e Mertens, al momento insostituibili al pari di Koulibaly e Allan. Glielo avremmo voluto sentir dire in uno al fatto che Zielinski e Milik sono uno straordinario patrimonio per il “suo” Napoli. Da un uomo sincero come lui, in un mondo pieno di ipocriti e di ipocrisia come il calcio, ce lo saremmo aspettato perchè confessare qualche propria debolezza lo renderebbe ancora più forte e credibile. Soprattutto davanti ad un gruppo unito come quello azzurro.
Il Napoli bagnato e (anche) fortunato di Marassi è frutto proprio di quelle conoscenze nuove, quali esperienza, volontà e spirito di sacrificio, che proprio Ancelotti sta pian piano trasferendo alla squdra con la sua sincerità da grande, “normale” allenatore.

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