De Laurentiis buon presidente, ma pessimo imprenditore

De Laurentiis imprenditore? Ecco perché non è così

Vita dura per i cantori di Aurelio, il presidente diventa sempre più difficile da difendere. Che non sia tifoso, e di conseguenza non sia interessato a vincere non è in discussione. Per altro è stato proprio lo stesso De Laurentiis a dire ad un tifoso che chiedeva lo scudetto di diventare juventino.

Non è il “ricco-scemo”, il prototipo del presidente di 50 anni fa: di personaggi del genere non ne esistono più. E non è neanche un imprenditore/industriale che ha necessità attraverso il calcio di pubblicizzare se stesso o la sua azienda. Vede la società di calcio come fonte di guadagno suo personale, come qualsiasi altra azienda. Nulla di male, sia ben chiaro, anche se magari sarebbe bello avere un presidente che non viva di calcio. Ma che col calcio cerchi solo una vetrina per il resto delle sue attività. Non fa politica, quindi non ha bisogno di crearsi consenso col calcio

Ma queste sono cose che sanno tutti, e che non sono minimamente in discussione. Come non è in discussione il fatto che si tratti di un personaggio sopra le righe, eccessivo, spesso volgare. Anche i suoi ammiratori più sfrenati non negano questo aspetto. E’ talmente sotto gli occhi di tutti che è quasi impossibile non vederlo. Lui per altro non fa nulla per essere simpatico, anzi, cerca quasi ossessivamente di risultare insopportabile.

Traiamo le prime considerazioni

– non è tifoso, non è interessato a vincere
– ricco-scemo non lo è di sicuro
– non deve “pubblicizzare” qualche altra azienda
– a differenza di altri non cerca cerca consensi per fare politica
– è un personaggio sui generis, eccessivo, volgare, cui piace risultare antipatico

E sin qui, come detto, non ci sono discussioni, non c’è nessuno che nega una cosa del genere. Su altri aspetti poi ci si divide. I suoi fans pensano che sia un grande imprenditore, che ha salvato il Napoli, che se non ci fosse lui sarebbe la fine. Ed accusano sempre i suoi fans, gli altri di non capire nulla di economia e di società.

Francamente un discorso un po’ stucchevole. Non c’è bisogno di essere grandi esperti di economia per capire certe cose. La prima: De Laurentiis non ha salvato il Napoli. L’ha preso dal fallimento, ed è una cosa decisamente diversa. Lotito, per quanto insopportabile, ha salvato la Lazio, accollandosi i debiti e evitando il fallimento. Il buon Aurelio no, non l’ha fatto. E non è vero che se non ci fosse lui il calcio a Napoli non ci sarebbe più. Quando l’ha preso c’erano altri interessati: Gaucci (Dio ne scampi e liberi), Pozzo, Vinicio con la Lega Azzurra.

Napoli brand appetibile sul mercato internazionale

Oggi probabilmente sarebbe anche molto più appetibile. E che nessuno dica che a Napoli non c’è nessuno disposto a prendere la società. Non funziona più così: gli investitori arrivano da tutto il mondo. Certo, puoi trovare il cinese buono, quello dell’Inter, o quello pezzottato del Milan (ammesso e non concesso che le cose sono andate come vogliono farci credere). Il Napoli messo sul mercato troverebbe senza dubbio acquirenti interessati.

De Laurentiis non è un vero imprenditore perché non investe. Forse non dovremmo usare il termine rischio di impresa, ma il concetto è quello. Chiamatelo come volete, ma il discorso poi alla fine è sempre lo stesso. Si è creato un format, e va avanti senza cambiare di una virgola. Un imprenditore vero prova a far crescere il fatturato, provando a migliorare il prodotto per far aumentare le entrate. Per fare questo deve investire in uomini e in strutture.

La “trattativa” per Ronaldo come cartina di tornasole

Un imprenditore avrebbe preso Cristiano Ronaldo, ove mai fosse davvero stato possibile prenderlo. In 4 anni l’operazione sarebbe costata 400 milioni. Ma avrebbe comportato un ritorno, nell’immediato, ma soprattutto a lunga scadenza, enorme. Ronaldo ti proiettava in un mondo nel quale il Napoli non c’è in questo momento. Ovviamente sarebbero serviti uomini e mezzi in grado di far fruttare l’investimento. Manager esperti di mercato internazionale per far fruttare l’immagine del giocatore. Ed una volta entrati in quel mercato ci saresti rimasto anche dopo. Invece no, la risposta, detta dallo stesso ADL, è stata: “Facciamo cosi: io prendo i primi 250 milioni, a te il resto”. Voleva il giocatore senza rischiare nulla, e senza doversi prendere l’incomodo di creare una struttura adeguata.

Il Napoli dopo 14 anni cosa si ritrova? Siamo partiti senza palloni a Paestum, oggi i palloni ci sono. Ma non c’è null’altro: non c’è un centro di allenamento, non c’è uno stadio, non c’è una sede sociale. C’erano pochi dipendenti, imposti dalla curatela, oggi siamo più o meno allo stesso numero. Il fatturato strutturale del Napoli è lo stesso del 2008. Al netto di plus-valenze e incassi da Champions, ci sono le stesse entrate del primo anno di A. Nonostante il Napoli sia alla decima partecipazione ad un torneo europeo in 11 anni. Non c’è un solo sponsor che non sia nel raggio dei 50/60 km da Napoli, tranne Kappa, ovviamente. Tra gli sponsor ci sono pizzerie, supermercati, farmacie. Una cosa ridicola.

Il terrificante esempio dei cinepanettoni

C’è da dire che sin qui le cose sono sempre andate benissimo. Il giorno in cui le cose dovessero andate un po’ peggio che cosa succederà? Possiamo prendere ad esempio quello che ha fatto nel cinema: fino a quando tutto era ok non si è fatto nulla per migliorare il prodotto. Appena le cose hanno iniziato a peggiorare invece di investire per migliorare si è ridotto le spese. Ed abbiamo visto che fine ha fatto il De Laurentiis produttore cinematografico.

C’è una piccola differenza: se fai il produttore cinematografico non devi dare conto a nessuno. Fai un film di merda, alla gente non frega nulla. Col calcio non è così, ci sono i tifosi ai quali devi dare conto. Ed anche quei rompipalle dei giornalisti che ti fanno le pulci. E che, alcuni almeno, pochi perché gli altri pensano ai piccoli interessi di bottega, poi dicono quello che pensano. La realtà paradossalmente potrebbe essere diversa da quella che si pensa. De Laurentiis, per assurdo ma non troppo, potrebbe essere un buon presidente, ma un pessimo imprenditore. Anzi, imprenditore non lo è per nulla

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