De Laurentiis non pensa ai soldi, il suo scopo è far incazzare la gente

Inspiegabili alcuni comportamenti di De Laurentiis

Un giorno forse la scienza sarà in grado di capire la logica di certi comportamenti. Fino a quel giorno non ci resta che alzare le mani: non ci sono giustificazioni a quello che fa il presidente del Napoli, De Laurentiis. In apparenza è uno a cui non frega nulla neanche dei soldi, l’unico scopo delle sue azioni è far incazzare la gente. E fa di tutto per raggiungere questo scopo: parole, opere, omissioni.

La verità è che tutti ci siamo fatti di lui una idea un po’ distorta, quella della persona che cerca di arraffare tutto quello che può. Non deve essere così. E per rendere l’idea estremizziamo il paragone. Prendiamo il caso di un ladro, nulla a che vedere col presidente, ma serve per rendere l’idea. Cosa fa il ladro? Pensa a fregare la gente, ma per farlo ha la necessità di rendersi quasi invisibile. Si mimetizza, nell’immaginario collettivo gira solo di notte, vestito di nero, cappello abbassato. Si nasconde, non vuol farsi vedere.

Se De Laurentiis fosse un ladro probabilmente si vestirebbe con abiti fosforescenti, semmai girerebbe con lo stereo in auto al massimo volume. Per attirare l’attenzione su di se.

Se De Laurentiis fosse davvero interessato solo ai soldi, avrebbe un modo di porsi più riservato. Rifuggirebbe dalla luci della ribalta, sempre con un tono dimesso. Mai una dichiarazione, e quando proprio fosse indispensabile, a bassa voce, Non farebbe nulla per contrariare i tifosi, proverebbe anzi a farli contenti e fessi. A blandirli con le parole, per fregarli coi fatti.

Folle la guerra col Comune per il San Paolo

Lui no, lui li provoca, e magari si incazza perché non gli arrivano gli applausi. Fa di tutto per irritarli, li prende in giro. Anzi no, a li sfotte proprio, li tratta come sottosviluppati. Del resto per lui il tifoso è un fesso, parliamoci chiaro. Il tifoso paga e si incazza per quello che lui considera solo uno spettacolo, più o meno un film. In alcuni casi raggiunge aspetti parossistici. Ha definito il San Paolo un cesso, poi ha messo i prezzi da albergo a 5 stelle. Chiariamo un altro concetto: De Laurentiis non è obbligato a giocare al San Paolo. Se lo ritiene un cesso compra il terreno e ne costruisce uno per conto suo. Se non ne ha la forza o la voglia, sta a lui renderlo vivibile. Perché in fin dei conti è lui che invita i tifosi, non il Comune di Napoli. Se la casa fa schifo è l’inquilino che invita ospiti a fare brutta figura, non certo il proprietario.

Pure questa storia della convenzione sta diventando paradossale. Ha una sola fortuna: il sindaco di Napoli che butta fuori il Napoli da Napoli non è mai nato, e non nascerà mai. Ma a tutto c’è un limite: De Laurentiis ha occupato la casa altrui e pensa di fare il padrone. Se non gli sta bene può anche andare via. Se non ha dove andare stia zitto e concordi il costo del fitto, pagandolo magari. Invece sta in casa altri senza neanche aver firmato il contratto di locazione. E pretende anche di potersi lamentare. Lo stadio è un cesso? Bene, ne trovi un altro che sia adatto alle sue necessità. Subito. E nel frattempo stia in religioso silenzio.

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