Campanilismo: e tu, Napule mia, permiette chesto?

E tu, Napule mia, permiette chesto?
Strignece ‘mpietto a te, figlie e figliaste.
Arapencelle ‘e braccia e fallo priesto:
avimm’ ‘a stà a guaglione, e simmo maste…”

E’ lo stralcio di una magnifica poesia di Raffaele Viviani intitolata “Campanilismo”, che invito tutti a leggere per intero. Altrimenti ce la meritiamo questa prima pagina di Libero! E non è ancora niente: continuiamo a lasciarci infinocchiare da quelli che ci hanno sempre schifati, e adesso, con il solo semplice gesto di aver cancellato la parola “nord” dal loro emblema, sono riusciti ad accreditarsi e ad infiltrarsi tra le nostre genti. Fino a pochi anni fa avevano fatto della secessione il loro cavallo di battaglia, riempivano le ampolle delle limpide acque del Po andandole a prelevare direttamente alle sorgenti, sul Monviso. Hai visto mai che, scorrendo scorrendo, tra tanti terroni sparsi in padania, quelle acque finissero per inquinarsi? Allo stadio cantavano “senti che puzza arrivano i napoletani, scappano anche i cani!”. Grazie al c… che adesso quelle stesse persone, assurte non si sa come, al rango di ministri della Repubblica, devono sostenere la tesi che in fondo i “Vesuvio, lavali col fuoco” siano solo degli sfottò. Che non c’è discriminazione territoriale. “Cori rionali” li ha definiti il ministro. Peccato che i cori siano rivolti solo, soltanto e sempre contro lo stesso “rione”. Anche quando quel “rione” non è rappresentato in campo. Durante Udinese-juve oppure Inter-Samp, si canta “Noi non siamo napoletani, mica “noi non siamo bolognesi”?. Ci hanno rubato tutto: dal Regno di Napoli al Banco di Napoli, quasi due secoli di mortificazioni. In tutti i campi. In materia di sport, poi, è meglio stendere un pietoso velo. L’ultimo campionato di calcio è stato qualcosa di inimmaginabile. C’è chi ha parlato di “decisioni illegittime”. Io mi spingerei anche oltre. E la cosa più grave è che certi episodi si siano svolti sotto gli occhi di tutti. Meglio girarsi dall’altra parte e insistere sull’argomento dei napoletani piagnoni e complottisti. In fondo tutti abbiamo famiglia: calciatori, allenatori, arbitri, giornalisti ed opinionisti. Eppure nonostante ciò, al sud in generale, ed a Napoli in particolare, c’è gente pronta a salire su quel carro, anzi, su quel carroccio. Abbagliati dall’illusione di aver individuato il nemico comune, che fino a ieri era il napoletano terrone, ed oggi e l’immigrato nero. In tutto ciò hanno contribuito, e non poco, coloro che avevano votato per tutt’altro programma, per tutt’altro partito, per tutt’altra gente, i cui rappresentanti, adesso, presi dal gusto di aver assaporato il potere, e trincerandosi dietro l’alibi del patto di governo, si girano anche loro dall’altra parte, anche di fronte ad atti che definire incivili diventa un dolce eufemismo. Svegliamoci! Anzi, scetammice!

PdF

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