Çalhanoğlu: scopriamo il talento che piace tanto al Napoli

Il futuro di Hakan Çalhanoğlu potrebbe essere anche all’ombra di Partenope. Rumors di mercato, infatti, accostano il pregiato talento del 26enne turco, nato in Germania, al Napoli. Magari è una colossale bufala, piuttosto che l’indizio di una trattativa soltanto in embrione. Capace di svilupparsi nelle prossime settimane o finire nel dimenticatoio. In ogni caso, prepariamoci a conoscerlo meglio.  A saperne un pò di più.

Çalhanoğlu è versatilità allo stato puro. Un midfielder moderno. In grado di influenzare la manovra, accompagnando idealmente i compagni nella costruzione del gioco. Oppure rifinire l’azione personalmente, influenzando la squadra con le sue ispirazioni creative, da classico trequartista.

Ovviamente, fa gola a tanti. Poiché avere in rosa un calciatore come lui, idoneo a ricoprire praticamente tutti gli spot del centrocampo, permette a qualsiasi allenatore di poter contare su un variegato set di soluzioni alternative.

Posizionarlo, dunque, da esterno a piede opposto. Invece che nel ruolo di trequartista, tra le linee, alle spalle di un centravanti posizionale o all’interno di un terzetto di offensive players.

Cresciuto calcisticamente nel Karlsruhe, si affaccia giovanissimo in Zweite Liga – la cadetteria tedesca -, prima di essere ceduto all’Amburgo. Dove esplode definitivamente, contribuendo alla salvezza  dei sassoni, nonostante sia un esordiente in Bundesliga, segnando ben 11 reti.  

Il Bayer Leverkusen se ne innamora letteralmente. La corte serrata culmina con una doloro, seppur remuneratissimo trasferimento, alla cifra di 14,5 milioni. 

Il congedo dalle rive dell’Elba, però, non è affatto avulso da polemiche. A fine stagione, Çalhanoğlu presenta un certificato medico che lo esenta dagli allenamenti, a causa del forte stress.

In effetti, la cessione alle Aspirine scatena i tifosi dell’Amburgo, che gli vandalizzano l’auto. Virtualmente aizzati contro il giocatore dalle accuse di Oliver Kreuzer, direttore sportivo del club, che l’accusa pubblicamente di tradimento.

E’ un momento non brillantissimo per il turco, che perde tranquillità e certezze. Questo aspetto del suo carattere, una innegabile sensibilità, unita a bisogno di liberare la mente per sentirsi costantemente in fiducia, fuori e dentro il terreno di gioco, lo ritroveremo in un’altra fase della vita di Hakan…

Comunque, le stagioni passate in Renania sotto le sapienti mani di Roger Schmidt, un tecnico dalla dottrina marcatamente offensiva e propositiva, mettono in vetrina la creatività di Çalhanoğlu. Un elemento dalla qualità cristallina, abbondantemente palesata anche in Europa. Il ruolino di marcia, nei tre anni a Leverkusen, annota complessivamente 79 presenze e 17 reti in Bundesliga. Arricchite da 28 partite e 8 gol tra Champions ed Europa League.

Quando Çalhanoğlu sbarca in Italia, nel luglio 2017, viene da  quattro mesi di squalifica. Colpa di un precontratto con il Trabzonspor, firmato assieme al padre nel lontano 2011, quando giocava al Karlsruhe, e mai onorato. 

Il Milan lo acquista dal Bayer Leverkusen per 23 milioni di euro. Inizialmente fa la spola tra il campo e la panchina. Fatica a determinare, con le sue giocate sopraffine. Montella lo vede poco e lo utilizza a singhiozzo. Così, commentatori vari e opinionisti assortiti si affrettano a recensirlo come un giocatore sopravvalutato. Sostanzialmente inadatto alla Serie A.

Con l’esonero dell’Aeroplanino e la promozione dalla Primavera di Gennaro Gattuso, le cose cambiano radicalmente. Da quel momento, per i rossoneri, è un crescendo rossiniano.

Conquistano la Finale della Coppa Italia, ma vengono sconfitti dalla Juventus. Va decisamente meglio in campionato. Il sesto posto è la conseguenza di un girone di ritorno eccezionale. Nel quale la squadra di Rino ottiene la bellezza di 39 punti. Soltanto i bianconeri, poi Campioni d’Italia, e il Napoli, fanno meglio.

Imprescindibile l’apporto del turco, che si esalta nello sprint europeo. Chiude la stagione con un totale di otto reti e undici assist: 6+8 in campionato e 2+4 in Europa League. Con tre gol e tre assist, che consentono al Milan di portare a casa dieci degli ultimi dodici punti disponibili.

Tatticamente, Gattuso oscilla dal 4-2-3-1 al 4-3-3, con Suso a destra e Çalhanoğlu a sinistra, schierati a piede invertito.

La personalità di Gattuso consolida il rapporto con il gruppo. L’allenatore viene confermato anche l’anno successivo.

Ma il rendimento di Çalhanoğlu è intermittente. La fine del matrimonio, condito da molte polemiche, lo influenza non poco. E contribuisce, probabilmente, a produrre effetti negativi dal punto di vista emotivo. Il turco, quindi, si accende e spegne a singhiozzo, nell’ambito di un contesto pensato da Ringhio per giocare un calcio orientato al possesso palla. Funzionale ad attaccare velocemente, e soprattutto in verticale.

Gattuso riesce a valorizzare le caratteristiche dei giocatori a sua disposizione. Sviluppandone tutto il potenziale e chiudendo la stagione al quinto posto. Mancando per un solo punto la qualificazione alla Champions League.

Il resto è storia recente. Il breve e travagliato interludio tra il Milan e Marco Giampaolo finisce nel più acido dei modi: l’esonero. L’allenatore appariva in confusione, specialmente nella gestione del talentuoso turco. Provato addirittura da pivote, basso davanti alla difesa. Lui che si elettrizza in spazi larghi e aperti.

Stefano Pioli rimette al centro del villaggio Çalhanoğlu. All’interno di un sistema di gioco diretto e verticale. Pericolosissimo in campo aperto e nelle situazioni di transizione. Basato essenzialmente sull’idea di raggiungere la trequarti, con il minor numero di passaggi possibili, accendendo i movimenti tra le linee del turco.

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