Napoli, la differenza la fanno i dettagli. Scopriamo quali…

Il calcio è particolare. Ed il Napoli lo sa sin troppo bene. Così, può accadere che dopo aver sostanzialmente condotto il match per almeno 70’ senza che Ospina abbia compiuto un solo intervento con le mani, tocchi proprio al portiere colombiano sigillare i tre punti, con due parate salva risultato.

Può accadere, quando controlli il gioco a tuo piacimento, alzando e abbassando l’andamento del ritmo, senza tuttavia chiudere definitivamente la partita.

Al netto di una certa mancanza di cinismo, però, al Dall’Ara gli azzurri hanno comunque confermato quanto di buono fatto vedere nelle loro prestazioni migliori. Non limitandosi soltanto a dominare il gioco. Ma associando ad un possesso tendenzialmente proattivo, frutto di un maggiore tasso tecnico rispetto al Bologna, pure un pressing alto assai efficace.

La fiducia che Gennaro Gattuso ripone nel 4-2-3-1 con il quale ha scelto di affrontare i felsinei, inesorabilmente sottoposto a giudizio della critica dopo il deludente giovedì di Europa League, conferma la coerenza dell’allenatore nelle sue idee.

Appare evidente quanto a Ringhio non abbiano fatto piacere gli attacchi strumentali post Rijeka. Magari qualcuno ha tentato di fargli fare i conti con le debolezze che ne tormenterebbero l’anima.

Quelle ipotetiche mancanze della squadra, insofferente alla disposizione tattica. Nonchè qualitativamente insufficiente nell’esecuzione dei movimenti.

Eppure, la strategia prescelta da Gattuso per fare male al Bologna ha sfruttato il solito piano gara che finora ha contraddistinto il calcio dei partenopei.

Tanto nei movimenti in fase di costruzione. Quanto nello scaglionamento nella fase di non possesso palla.

In quest’ottica, la strategia assunta dal Napoli, specialmente quella dei tre offensive players che agiscono alle spalle del centravanti, è stata fondamentale.

E se l’istinto di Osimhen, abituato a esprimersi al meglio in verticale, per sfruttare a dovere la libertà posizionale negli spazi ampi, si è scontrato a volte con l’abilità nelle letture di Danilo. Abile nell’impedire al nigeriano le partenze in campo largo, attraverso una buona marcatura preventiva.

Un plauso va fatto ai due esterni. Insigne e Lozano, infatti, hanno avuto l’intelligenza di distribuirsi orizzontalmente, coprendo tutto il fronte offensivo in ampiezza. Con l’accortezza di occupare gli spazi intermedi ad altezze diverse. In maniera tale da disordinare le linee difensive predisposte da Mihajlovic

Paradossalmente, la rotazione innescata dall’avanzata dei terzini ed il contemporaneo taglio verso l’interno degli estremi offensivi ha prodotto i suoi frutti migliori a sinistra.

Il gioco in coppia ha favorito soprattutto l’avanzata di Hysaj. Nonostante l’albanese giocasse a piede invertito, si portava comunque via l’uomo, sovrapponendosi. Con la conseguente occupazione del canale intermedio da parte di Insigne. Libero di produrre gioco, collaborando con i centrocampisti alla costruzione ed alla rifinitura. 

Sull’altro lato, Lozano ha adottato una posizione piuttosto aperta e profonda, finalizzata a sfruttare l’isolamento nell’uno contro uno. Devastante in più di una occasione, a prescindere da quella che ha propiziato il gol della vittoria.

Ancora una volta, Mertens s’è speso in un lavoro oscuro, seppur altamente produttivo. Con qualità e abnegazione, Ciro ha continuato a cucire il gioco quando gli spazi si sono fatti angusti. Abbassandosi o defilandosi dalla posizione centrale, alle spalle della coppia di mediani rossoblù, nel  momento in cui i padroni di casa, in sofferenza contro il giropalla dei partenopei, hanno abbassato notevolmente il baricentro.  

Rispetto alle precedenti esibizioni del Napoli, dunque, a Bologna si è avvertita un gratificazione maggiore nell’aggressione in avanti. Oltre che una miglioria nella riaggressione, nel momento in cui gli azzurri perdevano il pallone, coinvolgendo innanzitutto i giocatori più avanzati.

In definitiva, al Napoli non mancano le idee su cosa fare in campo. Ed i tre punti conquistati stasera lo dimostrano ampiamente.

Mai come quest’anno, la Serie A non ha un padrone assoluto.

Occorre, quindi, continuare a lavorare. Credere nella bontà delle idee portate avanti dal tecnico e rimanere ancorati fino in fondo alle zone nobili della classifica.

Non prefiggersi un obiettivo stagionale che prescinda dal rientrare tra le cd. Fab Four potrebbe risultare decisivo per la squadra di Gattuso…

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