Ancelotti è aziendalista. Ma siamo sicuri lo sia anche De Laurentiis?

Ancelotti aziendalista per vocazione

Ancelotti è stato 7 anni con Berlusconi. Poi ha avuto come presidente Abramovich, lo Sceicco, Florentino Perez. Uno si immagina che con una esperienza del genere non dovrebbe essere troppo difficile districarsi in ogni situazione. Non di meno adesso sembra essere infilato in un tunnel dal quale è difficile uscire.

No sapremo mai cosa si sono detti lui e De Laurentiis prima di firmare l’accordo. Non sapremo mai cosa ha chiesto lui al presidente del Napoli, tanto meno cosa il presidente gli abbia promesso. Saremmo però curiosi, molto curiosi, di capire adesso come stanno le cose. E’ soddisfatto il tecnico azzurro di come si sono messe le cose? Oggi firmerebbe di nuovo per la società azzurra?

Lui, Carletto, si è sempre vantato di essere aziendalista fino al midollo. Il giorno della sua presentazione disse che il suo compito era quello di far felice il suo presidente. Parole condivisibili, sempre che gli obiettivi del “suo presidente” fossero condivisibili. Facile è fare la scelta giusta provando a far felice un presidente che vuole vincere qualcosa di importante. Ma ci sono presidenti che hanno come obiettivo prendere i soldi del paracadute in caso di retrocessione. E’ chiaro che in casi del genere accontentarli non è deontologicamente corretto.

Adl pensa a se stesso a alla società?

De Laurentiis non ha mai fatto mistero che il suo obiettivo non è vincere titoli, ma produrre utili. Obiettivo certamente legittimo, più nobile di quello di retrocedere per monetizzare. Ma anche questo è un obiettivo che ai tifosi non piace moltissimo. I tifosi vogliono vincere, in linea di principio del bilancio se ne fregano.

Il problema di Ancelotti è un altro: non solo il suo presidente non vuole vincere. Ma non ha nessuna intenzione di tutelare il suo allenatore. Un qualsiasi presidente ad inizio stagione avrebbe detto che chiusa l’esaltante stagione di Sarri, se ne apriva un’altra. Avrebbe parlato di risultati straordinari, non ripetibili a brevi. Avrebbe lodato il suo vecchio allenatore, dicendo che adesso ne aveva preso uno migliore, ma che aveva bisogno di tempo. Invece no. Ha detto peste e corna di Sarri, quasi fosse stata una iattura per la squadra. A questo punto è chiaro che il tifoso pensi che Ancelotti possa fare meglio.

Ancelotti ha avuto una squadra più debole di quella dell’anno precedente. Per di più un anno più vecchia, la qual cosa per alcuni giocatori poteva essere un problema non di poco conto. Aveva un solo vantaggio: una panchina più lunga, ma a gennaio si è pensato bene di sfoltirla. Ieri il Napoli aveva 8 giocatori in panchina, in luogo dei 12 possibili.

Ancelotti continua a non dire nulla. Tace anche quando il presidente dice che le scelte sono state condivise. Ossia che Rog e Hamsik sono stati ceduti (e non sostituiti) con l’avallo del tecnico. Anzi, quasi quasi sembra essere stato il tecnico azzurro a consigliare le cessioni. Ancelotti tace perché questo è il suo modo di essere aziendalista. Purtroppo per il Napoli il presidente è tutt’altro che aziendalista. Quando si tratta di tutelare i suoi tesserati se ne guarda bene. L’unica sua preoccupazione è quella di uscire esente da critiche.

Magari però ha ragione il presidente. Può darsi che quando ha firmato il contratto con Ancelotti gli accordi erano proprio questi. Ossia che il tecnico avrebbe dovuto far da parafulmine alle polemiche…

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Gli errori non possono essere alibi

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