In ogni angolo del mondo ci sarà sempre una famiglia azzurra pronta ad accoglierti con calore ed affetto”

La rubrica “VITA DA CLUB” vuole rappresentare una finestra sul panorama mondiale, un viaggio all’interno del tifo azzurro presente in ogni parte del globo.  La trentesima intervista è dedicata al Club Napoli 1926 Belluno del presidente Crescenzo Canciello. 

Parlaci di te e del Club che rappresenti

Il mio nome è Crescenzo Canciello, arrivato al nord come tanti miei conterranei per questioni lavorative. La provincia di Belluno nella quale opera il nostro Club, conta meno di 200.000 abitanti, in pratica quanto un quartiere di Napoli. Si tratta quindi di una realtà completamente diversa dalla mia di provenienza e che non pochi problemi di ambientamento mi hanno creato, specialmente per quanto riguarda il clima, il cibo, gli orari, la mancanza di centri di aggregazione e dove non è semplice sviluppare argomenti che non vadano oltre quelli strettamente legati allo sport. Proprio per questo il nostro Club, a differenza di Club simili che si muovono in città culturalmente più avanzate e al di là delle nostre volontà e attitudini, si chiama semplicemente Club Napoli 1926 – Belluno. Ogni volta che possiamo, nel tempo libero ci ritroviamo nei locali di uno dei ristoranti storici e tra i più apprezzati di Belluno “La Rossa”, dove il proprietario Vincenzo e il figlio Roberto, napoletani come noi, ospitano le nostre serate, gli incontri e tutte le attività legate alla vita del club: principalmente iniziative conviviali e organizzative per le trasferte alle quali partecipiamo con il calore che ci contraddistingue. Chi sono i membri del Club? Al di là delle attività lavorative che ognuno svolge, sono tutte persone appartenenti a quella Napoli che non vedremo mai nei telegiornali e che non saliranno mai agli onori della cronaca, fatta solo di persone rispettose degli altri e della realtà in cui vivono.

Qual è stato l’episodio più emozionante che avete vissuto?

Era il 22 Aprile 2018. A Torino c’era la partita Juve – Napoli. Vedevamo la partita in una saletta del ristorante La Rossa, circondati da molti tifosi juventini che non perdevano occasione per stuzzicarci. Il gol di KK in un istante ha restituito a noi la voce, strozzandola nella gola invece a quei pochi, a dire il vero, che fino a quel momento inutilmente avevano cercato di provocarci.

Ricordo inoltre con nostalgico piacere la trasferta del 22/01/2017 vinta 2 a 1 contro il Milan, non tanto per la vittoria, ma per aver organizzato un pullman da 54 posti dove bambini e adolescenti erano più numerosi degli adulti, moltissimi dei quali vedevano per la prima volta lo Stadio San Siro.

Raccontaci un aneddoto particolare legato al club.

L’episodio riporta alla conoscenza di Sabrina, la nostra sostenitrice più accanita, quella che non si sottrae mai a nessuna iniziativa che il Club intraprende. Tre anni fa circa io ed Ezio, che copre la carica di segretario del Club, entrando per caso in un negozio di alimentari, veniamo investiti da una nuvola di azzurro fatta di bandiere, sciarpe, gagliardetti e foto di calciatori del Napoli, con Maradona raffigurato nella maggior parte. Dietro al banco una graziosa ragazza con indosso una tuta del Napoli. Pensando a una nostra concittadina, con curiosità le chiediamo qualcosa. Con sorpresa scopriamo invece che Sabrina non è affatto napoletana e non ha nessun legame con la nostra città: niente, né un lontano parente e nemmeno un vecchio fidanzato. Sabrina è bellunese dalla testa ai piedi, ma, ci racconta, quando  era appena adolescente, vide in tv un servizio sui gol di Diego. Da allora ha cominciato a seguirne le vicende e non ha mancato mai di sostenerlo né nei momenti esaltanti, né in quelli meno edificanti. E’ entrata a far parte del nostro Club da quello stesso giorno e da allora è la beniamina di noi tutti proprio per questo suo amore speciale, non giustificato da motivi affettivi o geografici.

– Come sta reagendo il club a questo momento di difficoltà, che ormai dura da circa un anno, legato all’emergenza epidemiologica?

Responsabilmente per il momento di emergenza e anche per rispetto nei confronti di qualcuno dei nostri più pesantemente colpito in ambito lavorativo, il Club ha sospeso praticamente ogni attività per molti mesi, limitandosi i membri solo a contatti saltuari, sempre comunque presenti e vicini tramite i social. Progressivamente col migliorare della situazione sanitaria, abbiamo ricominciato a vederci presso la nostra sede che essendo un locale pubblico, ha permesso di rincontraci e di ricominciare un minimo di vita sociale. Col tempo tutto ritornerà alla normalità e pazientemente, nel rispetto delle regole, se non investiti da problemi più gravi, ritorneremo a parlare ancora di calcio e del nostro Napoli.

– Se avessi dinanzi a te D10S per qualche istante cosa gli diresti?

Metterei come sottofondo musicale Life Is Life, poi gli chiederei semplicemente di palleggiare un pò solo per me, così come in quel pomeriggio del 1989 a Monaco fece per tutti.

Vita da Club

– Quali sono i calciatori del Napoli, ad esclusione di Diego, a cui ti senti più legato? 

Parlando solo a mio nome la scelta cade su Cavani, che a dispetto dei soli tre anni passati a Napoli, per acume tattico, forza fisica, senso del gol, attaccamento alla città, ha saputo mettere d’accordo i gusti e l’affetto della quasi totalità dei tifosi, Poi Lorenzo Insigne oltre ad essere Frattese come me, e un ragazzo d’oro., e dispiace che ogni tanto lo criticano senza motivo, Non posso però non citare il preferito di qualcuno dei più vecchi tra noi che da ragazzino alla sua prima partita allo stadio, allora ancora San Paolo, ha assistito alle giocate geniali e talvolta irreverenti verso gli avversari di un altro genio argentino, Omar Sivori.

– Cosa consigli di visitare (e di mangiare) ai tifosi azzurri che dovessero passare dalle vostre parti?

Ciò che attrae maggiormente nel bellunese è la natura e se a Napoli il colore preminente è l’azzurro del mare, qui a farla da padrone è il verde dei boschi e delle montagne onnipresenti. Se ci si vuole immergere per qualche ora in questi luoghi tanto diversi da quelli del nostro Sud, la maniera migliore è quella di mettersi un paio di comodi scarponi e di fare una passeggiata di qualche ora lungo le centinaia di percorsi tracciati alle associazioni alpine. Per quanto riguarda il cibo, non è facile consigliare un menù a chi è abituato alla ricca e variegata cucina partenopea; se proprio dovessi suggerire un piatto tipico, mi fermerei a un abbondante tagliere di salumi e formaggi, accompagnato da vini locali, dove la scelta al contrario dei cibi, è davvero importante.

Vita da Club

Rosario Avenia

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