Ieri sera a Cracovia nell’Europeo di Under 21 abbiamo assistito alla preparazione del più tradizionale dei biscotti. In campo c’era una squadra che doveva vincere per qualificarsi, e che giocava contro un’altra squadra che doveva perdere per evitare di incontrare in semifinale la squadra più forte. Indovinate come è finita la partita?
Non c’è stato bisogno di mettere su proprio la torta semmai con le candeline accese. Ma in caso di necessità la partita sarebbe finita 3-1, magari 4-2: l’esito sarebbe stato lo stesso. Passavano tutte e 2 e la squadra perdente avrebbe avuto una semifinale più abbordabile.
Ragazzi, tutto il mondo è paese. Quando un risultato va bene ad entrambe le squadre in campo state certi che quel risultato si avrà. Quando c’è qualche rigurgito di onestà è solo perché ad una delle due squadre non interessa, o è talmente superiore che non teme nulla. In questo caso per quanto difficile da realizzarsi la cosa, la Germania aveva timore di poter crollare contro l’Italia. Ha scelto il bene supremo…
La Croazia è per altro scesa in campo sapendo che mai e poi mai si sarebbe qualificata. Aveva bisogno di una goleada con la Danimarca, ed al tempo stesso sperare che l’Italia vincesse, ma non 3-1… Alla fine la Croazia ha perso…
La verità è una: la formula, che per molti versi è inevitabile, dei piccoli gironi in manifestazioni di questo genere alla fine agevola sempre il biscotto. Le ultime a scendere in campo possono regolarsi. L’alternativa più giusta sarebbe quella di fare sin da subito gare ad eliminazione diretta. O quanto meno, quando ci sono ripescaggi, far giocare in contemporanea tutte le gare, non solo quelle di un singolo girone.
Poco male. Alla fine sono arrivate in semifinali le Under 21 più forti. Quelle espressione dei campionati più ricchi. Alla Uefa vissero felice e contenti. Il biscotto è venuto bene, la farcitura è stata buona, il cliente finale ha mangiato con gusto.

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