Vinci ma non convinci… Caro Carlo la strada è ancora lunga!

Di Vincenzo Famiglietti
Il Napoli batte il Verona con luci ed ombre in una serata per lunghi momenti travagliata. Arrivano tre punti terapeutici, dopo una serie di prestazioni scialbe, però il gioco e l’atteggiamento degli azzurri è tutt’altro che una certezza: primo tempo in balìa degli ospiti, netta inversione nella ripresa, in cui si è intravisto qualcosa di buono. Ma ad oggi il bilancio del Napoli di Ancelotti è ancora in rosso rispetto ai suoi predecessori: dopo quasi un anno e mezzo di lavoro i vari Mazzarri, Benitez e Sarri avevano già dato una struttura e un’anima alla squadra, genialità che manca del tutto a Carletto, demiurgo di un Napoli astruso ed abulico, squadra ancora senza forma ed anima. Colpa del tecnico, ovvio, ma non dimentichiamo la struttura societaria che fa acqua da molte parti. Ancelotti non ha ancora in mente un’idea netta di squadra e di tattica: si ostina ad utilizzare il 4-4-2 con una rosa infarcita di trequartisti e meno centrocampisti di puro talento, quindi lo schieramento a tre punte sarebbe una conseguenza logica di un adattamento al materiale umano di cui dispone, invece Ancelotti è ostaggio dei suoi teoremi e dei suoi assiomi, un po’ come il primo Sarri, che però inseguito mostrò netti segnali di elasticità. Da Ancelotti ci si aspettava e una duttilità nei moduli e nell’impiego delle risorse umane a sua disposizione e un netto imprinting al gruppo sul piano del carattere, dell’identità. Ed invece è ancora un Napoli a tratti tremebondo, che non riesce a mettere all’angolo avversari sulla carta molto abbordabili, come le neopromosse Brescia e Verona, battute con troppa sofferenza. Negativo, quindi, finora il lavoro del pluridecorato allenatore.
Evviva i tre punti, fondamentali in questo giorno di caldo autunno, ma Ancelotti deve dimostrate di saper affrontare il generale inverno.

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