La strage degli anziani. Hanno pagato le tasse per una vita ma il governo li lascia morire

Di Vincenzo Famiglietti

Ognuno di noi avrà genitori anziani, o dei nonni, gli vuole bene, sono un rifrimento della propria vita e si cerca di tutelarli. Finché non esplodesse la drammatica epidamia del coronavirus era tutto sotto controllo, o almeno, in parte, fra una visita rinviata ed un dottore più o meno simpatico.

Ma oggi è il caos. O per meglio dire, la morte. Il covid-19 ha creato il panico, ha rotto gli equilibri di una sanità già precaria, quella italiana, basata su clientelismo e ruberie, e ha messo a nudo i punti deboli di un sistema che andrebbe ridisegnato.

Allora, le fonti mediche dicono che il virus è altamente letale per le persone anziane, soprattutto se affette da patologie preesistenti quali cardiopatie, problematiche respiratorie e diabete. Il virus colpise anche i giovani ma con effetti molto meno devastanti. Gli anziani sono quelli più a rischio e sono quelli che stanno morendo maggiormente nell’indifferenza generale. La drammaticità sta in quello che nel gergo ospedaliero viene chiamato triage: una preselezione che orienta i pazienti in base ai sintomi e alla gravità del caso. I posti letto disponibili in rianimazione su tutto il territorio nazionale sono pochi, insufficienti in casi mormali, figuriamoci in una grave emergenza.

E così viene fatta in molti ospedali,  una spietata selezione di base. I più giovani- fino a 60 anni- vengono intubati, per i più anziani c’è poco spazio, o almeno se i posti letto sono insufficienti vengono privilegiati i più giovani. Come in guerra: se c’è un solo tavolo operatorio si cerca di salvare il meno grave. Ciò sta accadendo soprattutto negli ospedali del nord Italia, in primo luogo in quelli di Bergamo, epicentro di un focolaio fin qui incontenibile.

Ma qui non siamo in guerra, siamo in un paese, anzi saremmo in un paese, che fa pagare cara ed amara la sanità ai propri contribuenti, ma poi li abbandona su una lettiga a crepare di insufficienza respiratoria. Tante persone che hanno onesamente pagato le tasse per una vita non hanno diritto a quello più importante: la sopravvivenza.

Su questo incidono gravemente due situazioni: i parenti dei malati non possono seguire i propri cari nel loro percorso di degenza, essendo essi affetti da una malattia fortemente contagiosa sono isolati e nessuno a parte i sanitari responsabili ne segue il destino. I sanitari fanno del proprio meglio, ma mai come ora sono posti davanti a scelte drammatiche quali la mancanza di respiratori ed apparati di rianimazione, colpe gravi di un governo furbetto che ha demandato la gestione sanitaria a regione clientelari ed opportunistiche. E gli stessi sanitari spesso sono reticenti nel raccontare verità amare, in quanto sotto pressione da parte del sistema.

Secondo punto: la totale leggerezza degli organi di informazione, che come al solito in Italia si distinguono e per timidezza e soprattutto per servilismo verso i poteri forti. In questo caso verso la politica che non ha certo privilegiato la sanità dei cittadini.

Giornali e televisioni si affannano a riportate monotone statistiche su decessi, guarigioni e contagi, poi si dedicano alle scontate interviste ai politici di turno, per poi concludere con i contrastanti pareri di di virolgi ed epidemologi, di cui ognuno contraddice l’altro.

La somma di questi fattori sconclusionati è la strage di cittadini, soprattutt di quelli avanti negli anni, che l’Italia deve registrare ma si rifiuta di farlo, in quelle che sono le modalità. Perché i politici sono ben lesti nell’occultare la orribili verità della pandemia per non scatenare le ire della gente. E perciò per non perdere consensi elettorali.

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