Buon compleanno Napoli . I parte: Dalla nascita all’era Fiore

Buon compleanno Napoli . I parte: Dalla nascita all’era Fiore

Il 1 agosto 1926 nacque dalla fusione del Naples e dell’Internaples quella che sarebbe stata non solo una squadra ma anche una malattia per la città intera. Nacque il Napoli calcio. Primo grande presidente fu Giorgio Ascarelli che ebbe il merito di prendere come guida tecnica un inglese Garbutt. I primi risultati del neo nascente Napoli non furono positivi tanto che fu definita una squadra somara e da questa definizione nacque anche il simbolo, il ciuccio. Prima vera stella fu Attila Sallustro.  L’urugiaiano divenne subito famoso anche per la sua fama di latin lover. Vicino al Balilla così come fu definito c’erano giocatori bravi come Vojak poi ribattezzato, nel periodo fascista Vogliani, Pippone Innocenti e Sentimenti IV, uno dei tanti fratelli Sentimenti. Nel periodo post guerra vestirono la gloriosa maglia azzurra giocatori come Pesaola, il petisso. Bugatti l’Ottavio volante, Vinicio, o Lion, Hasse Jeppson o Banc e Napul e Amedeo Amedei, il fornaretto. Il padre padrone era il comandante Lauro che da Piano di Sorrento aveva fondato una flotta che volle abbinare alla squadra. I risultati furono altalenanti ed il successo sportivo del Napoli andò a braccetto con quello politico del comandante. Nel periodo Laurino il Napoli si tolse qualche soddisfazione, come la  vittoria per 4-3 sulla Juve dei giganti in un Collana tanto strapieno che il signore degli arbitri Concetto Lo Bello si prese lui la responsabilità di fare giocare la sfida. Il pubblico napoletano dimostrò grande senso di responsabilità. Solo alla fine esplose di gioia portando in giubilo i propri beniamini. Fu spettacolo vero. Gli unici trofei del periodo laurino furono la promozione nel 61-62 e contemporaneamente la vittoria, unica squadra di B, in coppa Italia contro la Spal nel 2-1 di Roma. Questo doppio successo portano il nome di Pesaola che richiamato dalla Scafatese per riportare il Napoli in serie A. Fu una vera soddisfazione che anche oggi perdura. Quella squadra aveva Cuman e Pontel i portieri, Mistone, Ronzon i difensori. A centrocampo c’erano Rivellino, Girardo come centrocampista e in attacco c’erano Tacchi l’ala argentina sgusciante e Corelli. L’anno successivo si retrocesse per poi risalire con l’avvento di Roberto Fiore al timone, ma sempre con il comandante come patron, e Pesaola. Quella era la squadra dei napoletani Juliano, Abbondanza e Montefusco e di un brasiliano diventato subito napoletano Canè da cui la frase “Didi, Vavà e Pele, sit a jualler e Canè” Arrivarono per arricchire quella squadra Zoff, Bianchi e soprattutto Sivori ed Altafini. Il Napoli prima con Pesaola e poi con Chiappella visse momenti magici ma senza vincere niente. Era il Napoli del duo sud-americano Sivori e Altafini che fece impazzire di gioia il pubblico del San Paolo. Quel Napoli però aveva la tenacia di Juliano e di Bianchi e l’eleganza di Montefusco e Abbondanza prima e Improta poi. A quella squadra fu scippato uno scudetto a Milano contro l’Inter dei Facchetti e Mazzola. Era un bel Napoli. Come bello era quello di Vinicio che sarà raccontato nella prossima puntata.

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