I grandi misteri dello “Scansuolo”

Di Vincenzo Famiglietti

Con tutta la simpatia possibile per il Sassuolo, squadra venuta su da un paesino e fino a un paio di ani fa composta esclusivamente da calciatori italiani, nonostante fosse il giocattolo del presidente di confindustria Squinzi, aleggiano molti punti oscuti attorno alla piccola-si fa per dire-realtà emiliana. Negli ultimi tempi divenuta poi, una sorta di società satellite della Juventus, è difficile spiegare quale rapporto societario e tecnico  un po’ invischiato ci sia fra il gigante ed il pollicino, ma, si è detto molte volte, che  i neroverdi si siano spolmonati contro alcune avversarie -pericolose in classifica per la Juve-mentre abbiano alzato gli scudi al cospetto di formazioni che non insidiavano la corazzata bianconera. Il tifoso napoletano si sa, -nessuno se la prenda a male per carità-, come lo sono un po’ tutti i malati di calcio, ma nessuno ce ne voglia se da queste parti lo si è di più, è storicamente vittimista, complottista e un po’ credulone, ma qualche dubbio dopo tante circostanze comincia a tormentare anche i più scettici a riguardo di questa strampalata visione del campionato italiano. E delle sue zone d’ombra.

Il Sassuuolo, domenica scorsa, ha giocato una partita di puntino contro gli azzurri, un Napoli un po’ svogliato ed a tratti quasi irritante, certo, c’è da dirlo, ma gli emiliani si sono comunque dannati in campo, un gruppetto concentrato ed inflessibile; poi oggi pomeriggio lo stesso Sassuolo è stato messo alla berlina dalla pimpantissima Sampdoria che ha giocato molto ma molto meglio di quanto non abbia fatto sette giorni fa il Napoli, sì, ma il gruppo di de Zerbi è apparso intontito e distratto. Un po’ troppo. Fra Samp e Napoli, la Juve sa bene chi è meglio ostacolare, anche se il vantaggio sugli azzurri da parte dei campioni dì’Italia è ragguardevole. E riecco la leggenda dello “Scansuolo” e delle sue stramberie.

Essì, quanti misteri e dubbi accidenti attorno a questo Sassuolo, peccato perché è una delle più belle realtà della serie A. “A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si prende”, diceva Giulo Andreotti, uno che nel sottobosco si muoveva ad occhi chiusi.

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