Il modello Campania è un bluff. Lo sceriffo ha fatto cilecca, ecco perché…

Di Vincenzo Famiglietti

Il lanciafiamme del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca si è spento. Ha esaurito la sua carica. I dati sono impietosi. La nuova ondata pandemica fa tremare l’Italia e mette in ginocchio il paese. Soprattutto in Campania, dove i numeri dei nuovi contagiati allarmano. La Campania è da diverse settimane la seconda regione più infetta d’Italia. I cittadini hanno paura e sono sempre più delusi dall’operato della autorità locali. E come prevedibile, nel mirino è finito lo stravagante governatore.

Ma che fine ha fatto il metodo De Luca che aveva reso la Campania esempio, non solo nazionale ma addirittura Europeo. Ricordiamo che eminenti giornali internazionali, come Lo Monde ed El Paìs fra aprile e maggio, avevano dedicato particolare attenzione al buon esempio della regione amministrata dallo Sceriffo di Salerno.

De Luca, nella cosidetta fase 1, era stato sì fortunato -perché la diffusione dei virus era stata fra dicembre e febbraio meno violenta che in Lombardia- ma anche pronto nell’adottare subito strategie pure impopolari, ma all’epoca efficaci. Fra uno show televisivo e un proclamo via web, fra la maledizione delle pastiere in vendita e dei “cinghialoni” a far footing, De Luca, aveva affascinato la platea ma anche ottenuto risultati sul campo più che soddisfacenti. Sembrava che la Campania avesse, grazie alle sue mosse, quasi vinto la battaglia col Covid.

Poi purtroppo, lo scenario si è ribaltato. L’estate è stata una iattura. I viaggi sconsiderati di molti, senza adottare alcuna precauzione, soprattutto dei giovani (gioventù bruciata: immatura ed irresponsabile, ndr) hanno creato uno scenario che oggi è quasi da incubo. Ed è allora che De Luca ha messo il piede in fallo. Ecco perché, come e quando. E’ stato giusto introdurre i tamponi in aeroporto per chi proveniva da zone “a rischio”, ma al tempo stesso per lunghe settimane, De Luca si è eclissato nelle pieghe di un’emergenza che si faceva di giorno in giorno più grave. Si è concentrato soprattutto sulla fatidica data del 20 settembre, giorno delle elezioni regionali. Lo sceriffo sapeva di essere di gran lunga in testa nei sondaggi e avrebbe nascosto molti dati -di un incremento dei casi appunto- sotto le ceneri, per paura di perdere consensi alle urne. E’ stato solo dal 22 settembre in poi, quando i pochi elettori che si sono recati al voto l’hanno incoronato per un nuovo mandato, che De Luca è tornato alla carica. E ha adottato da subito provvedimenti draconiani: tipo l’ obbligo di mascherina all’aperto. Manovra anche condivisibile, tant’è che poi il governo Conte l’ha estesa a tutto il paese. Ma De Luca, da parte sua, ha agito in ritardo. Forse, in premeditato ritardo. Dovuto a ragioni elettorali?

Il governatore ha tergiversato da agosto al 20 settembre, troppo tempo. In quanto, preoccupato da un’eventuale perdita di popolarità. Ha ragionato molto da cinico politico e tanto meno da saggio amministratore. E con lui il modello Campania si è sgretolato. Portato via dal vento, come le prime foglie cadute in questo difficile autunno.

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