Se esistesse un premio miglior protagonista voce fuori dal coro, Aurelio De Laurentiis, sarebbe costantemente nella cinquina dei candidati al premio.

Premio alla frase più divisiva. Premio alla battaglia più futile, idealista e dai piedi di burro.
Dopo aver inanellato un susseguirsi di commenti davvero poco politically correct nei confronti di Napoletani, Comune, Politica locale, sistema calcio, sistema Italia, Italiani all’Estero e chi più ne ha più ne metta, il presidente è riuscito a dividere ancor più la tifoseria.
Ci riferiamo all’ultima intervista in cui spara a zero su chiunque e su qualunque cosa gli passi a portata di labbra.

Non bastava la campagna acquisti, la campagna abbonamenti ed un progetto fosco e sconosciuto, non bastava.
Gli occorreva, per rimarcare il suo ruolo apicale ed assoluto, schierarsi contro i calciatori, gli stipendi, i procuratori e le bandiere.
Gravina ed il Sistema calcio, solo un mese fa erano stati apostrofati in malo modo, ora è il momento della Super Lega, le Nazionali, la coppa d’Africa e altre mille cose che nemmeno riusciamo a ricordare.

Più che giornalisti siamo spettatori di un delirio di onnipotenza.

Fatti fuori i NOMI ed arrivati i volti, DeLa finalmente avrà campo libero per le sue scorribande politico – letterarie. Un filosofo in chiave casareccia.
Idee sparate a raffica ma che si accavallano e non trovano mai una via di uscita chiarificatrice.


Puntualmente a domandarci, ma che vuol dire, da anni giochiamo a “cosa avrà voluto dire”?


Andrebbe brevettato come gioco da scatola come “indovina chi”. Successo garantito!

Nulla è più divisivo di un filosofo che non poggia le sue tesi.
Gli alberi hanno bisogno di Radici.

Nulla di più “sovversivo” è il leader che spara numeri, statistiche ed idee che non trovano sintesi e realizzazione.
Si chiama Populismo.
In Italia negli ultimi 25 anni ha portato all’impossibilità di aver un Governo per più di due anni.
Infatti ci risiamo.
Il 25 settembre si vota.
Ancora.
Bene, nel mondo del calcio, al netto dei successi economico-finanziari, DeLa ha superato il cavaliere Berlusconi.

Da un milione di posti di lavoro ad un milione di alberi da piantare.
Sintesi tristissima di un ex capo di Governo.
Ci troviamo, solo per gioco, a stilare il profilo di un uomo-personaggio.
La Critica lo ha fatto per Artisti di carattere superiore.

Lo si è fatto per Totò, Sordi, De Sica, Gassman.


Insomma dove inizia l’uomo e dove finisce, ma soprattutto, dove inizia la maschera? Quando e a che punto DeLa entra in scena?

Ci provoca questo effetto un rispettabilissimo signore non più giovanissimo che sente il desiderio di aprirsi a pensieri di dubbio gusto.
“Mi hanno offerto…per il mio patrimonio… Voglio ancora divertirmi”.
Perdonateci ma chi vi scrive legge tutto il poco educato spirito del machismo.
Non sente il presidente quanto sia inopportuno usare questo modo, questo tono, questi termini?
Ha compreso di essere a Napoli e non a Dubai?

Il Desiderio del leone che non intende in nessun modo far spazio al giovane che avanza e propone modernità.

Meglio un giorno da leone o cento da pecora chiedeva Lello Arena.

La risposta è di tutti e di ognuno.

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