I momenti in cui il Sig. De Laurentis si trova dinanzi ad un microfono entra nel personaggio Aurelio ed il suo Essere o non Essere.
Uno show.
A nostro modestissimo parere, ripetitivo, estenuante nel suo ritmo cadenzato ed a tratti irritante.
Socrate ai Giudici.
Antonio che “vendica” Cesare.
Un susseguirsi di questo e quello, balzando da un argomento ad un altro. Tutti con il filo conduttore di un santo rivoluzionario che si è assunto il dovere di cambiare il mondo e lotta per il bene. Il suo prevalentemente diremo.
Un Otello prima maniera.
Il vecchio ed il mare in chiave romana.
Della serie li ho contro tutti nonostante faccia di tutto per renderli felici e così dopo i Napoletani “popolari” e golosi ecco gli Abbruzzesi che devono impegnarsi a far conoscere molto meglio Castel di Sangro.
Secondo il presidente le squadre europee hanno difficoltà a raggiungere la località non conoscendo le strade. Stendiamo un velo.
Soprattutto lo stende il presidente che ribadisce come abbia preferito Castel di Sangro nonostante le proposte lussuose di oltre oceano.
Un mix tra un benefattore ed un maestro buddhista.
Insomma un filantropo. Stendiamo un altro velo. Pietosissimo questa volta.
Lontano il pubblico, giornalisti spettatori o poco più e tifoseria assente anni luce.
Uno show per nulla edificante, ci sia permesso.
Passano in secondo piano gli acquisti, la campagna abbonamenti, le partenze eccellenti, restano i toni severi da pater familias, le carezze mai tenere ai figliuoli ed i distinguo ardenti con il mondo del calcio, la sua politica vecchia ed i suoi modi, secondo il presidente, inadeguata.
Non si sentiva davvero alcun bisogno di una conferenza di questo tipo. Una modalità che ancora una volta scava un solco tra chi gestisce e chi usufruisce.
Siamo un popolo di golosi, cari Signori.

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