Coronavirus, infettivologi: “Rischi epidemici presenti, grave affermare il contrario”

“Tutte le evidenze scientifiche attualmente disponibili indicano nella risposta immunitaria individuale l’elemento determinante nel condizionare il decorso della malattia. In altre parole, non è il virus ad essere più o meno ‘aggressivo’, ma è il singolo ospite umano più o meno in grado di difendersi. È inoltre verosimile che il virus responsabile della disastrosa epidemia in corso in Brasile sia lo stesso che si è diffuso nel nostro paese. I recenti focolai a Roma, a Palmi, a Mondragone e in Emilia dimostrano che il virus attualmente circolante è attivo e contagiante; quando incontra contesti in cui possono essere coinvolti anziani o pazienti a rischio, come è accaduto al San Raffaele Pisana di Roma, è in grado di causare casi di estrema gravità come all’inizio dell’epidemia”.

Il confronto nell’ambito della comunità scientifica ha prodotto la ferma posizione degli infettivologi della  Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), i quali sostengono la necessità di continuare a mantenere le misure di prevenzione. Le argomentazioni sono state esposte in una lettera aperta che ha ‘risposto’ al Manifesto dei 10 colleghi dello scorso 20 giugno. Le firme sono di Marcello Tavio (presidente Simit, Ancona Ospedali Riuniti), Massimo Andreoni (Dir. Scientifico Simit, Roma Tor Vergata), Giovanni Di Perri (Consigliere Simit, Torino), Massimo Galli (Past President Simit, Sacco Milano), Claudio Maria Mastroianni (Vice Presidente Simit, Roma La Sapienza) e Carlo Federico Perno (Niguarda Milano). Dopo la pubblicazione di questa lettera lo scorso 29 giugno, aderiscono alla posizione della Simit altre importanti Società Scientifiche: Simg, Sigot, Sid, Siaarti.

“Affermare che il “rischio epidemico” sia cessato di esistere non ha nessuna base scientifica e può essere causa di disorientamento e indurre una parte della popolazione a non rispettare le indicazioni di contenimento che invece devono essere mantenute – sottolinea il Presidente SIMIT Marcello Tavio – Il fatto che altre società scientifiche condividano la stessa interpretazione dei dati fino a questo momento disponibili è importante perché permette di costituire un fronte più ampio di risposta ad una eventuale seconda ondata epidemica; seconda ondata che è tanto più probabile quanto più abbassiamo il nostro livello di attenzione e protezione, individuale e collettiva”.

“La SIMG condivide il manifesto di SIMIT e sottoscrive tutti i concetti chiave espressi nella lettera. I numeri fanno pensare a una conclusione della pandemia: in realtà, è in atto un secondo ciclo endemico, caratterizzato da modalità di manifestazione differenti da prima. Questo fenomeno, costituito da vari focolai che vengono rapidamente individuati e isolati, era ampiamente previsto: quindi non si sta verificando una più bassa infettività del virus, ma piuttosto una fase diversa, comunque attesa nella comunità scientifica”, evidenzia Claudio Cricelli, Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale.”Non vi è alcuna evidenza scientifica che vi sia stato un cambiamento nella natura del virus. Noi oggi vediamo una minore incidenza di contagi e un numero più basso di persone così gravi da ricorrere all’ ospedale grazie a tutte le misure prese in questi mesi. La SIGOT aderisce all’appello degli infettivologi SIMIT perché abbiamo notato dai recenti focolai, come quello del San Raffaele Pisana di Roma, che quando vi sono anziani fragili il virus colpisce ancora con molta potenza determinando anche casi gravi e decessi. Il pericolo non è ancora passato, è necessario continuare a mantenere le misure di contenimento del contagio, specialmente in previsione della maggiore mobilità estiva”, commenta Filippo Fimognari, Presidente SIGOT – Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio.

fonte MSN notizie

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