Meret: 6

Si disimpegna bene con i piedi, storicamente un limite per lui. Invece oggi l’Airone assiste i compagni nella costruzione bassa, senza buttare mai il pallone. Anzi, cerca la giocata sul lungo, con l’evidente intenzione di stimolare la ricezione di Osimhen. La Roma lo impensierisce davvero poco. Si accartoccia su Zalewski, e poco altro. Non paga dazio alla scelta di piazzare un solo uomo in barriera, sulla punizione di Pellegrini – probabilmente intenzionato a vedere partire la palla -, che scheggia la traversa. Tempestivo al 76’ nel chiudere la via della rete a Zaniolo, restringendogli notevolmente la porta in uscita: altro che rigore, Alex tocca tanta palla. Esce con coraggio di pugno, liberando l’area piccola. Nulla può su El Shaarawy.

Zanoli: 6

Inizialmente si muove in maniere circospetta. Paradossalmente, nei primi venti minuti meglio sotto la linea della palla, in situazione di uno contro uno, dove tiene prima Zalewski e poi Zaniolo. Quindi, aumenta i giri del motore e comincia a proporsi con puntualità in fase offensiva, creando la classica superiorità numerica laterale con Lozano. Due letture da veterano nel recupero: prima chiude la diagonale su un mortifero paseo de la muerte. Dopo interrompe fallosamente la ripartenza di Abraham, con la squadra pericolosamente scoperta. Preso in mezzo sul gol del pareggio. Ma dal punto di vista meramente dottrinale, la postura che assume, a stringere, facendo la diagonale di copertura, non è affatto sbagliata. Piuttosto che buttargli la croce addosso, sarebbe invece lecito dare merito alla finta del romanista. E più in generale all’intera manovra che ha portato all’1-1.

Rrahmani: 5,5

Abraham viene spesso a legare il gioco, accorciando verso il centrocampo ed il kosovaro lo bracca sin dentro la trequarti, mordendogli le caviglie. Costringendolo così a giocare spalle alla porta. Si lascia sfilare malamente alle spalle l’inglese al 60’: meno male che il colpo di testa del diretto avversario è inguardabile. Palesa una strisciante sensazione di stanchezza mentale, prima che fisica.  

Koulibaly: 7

Deve cantare e portare la croce. Nel senso che amministra la linea con la consueta applicazione, coprendo Rrahmani ogni qual volta il kosovaro rompeva la linea per aggredire alto il centravanti giallorosso. Ma dalle sue parti c’è da tenere d’occhio pure Zaniolo, che gravita sul centrosinistra. Ed il Comandante non si lascia certamente intimidire dal talento cristallino della controparte. Tutt’altro: sovente lo “invita” a tenere un profilo basso. Anticipandolo spesso e ripartendo pure volentieri. Mortifica le velleità di Felix, allungandosi con la punta dello scarpino.

Mario Rui: 6

Difende costantemente in avanti. Specialmente quando Zaniolo stringe, assumendo una posizione maggiormente da attaccante, il portoghese spinge e mulina le gambe. Emblematico l’intercetto del 20’, con cui dà il là alla transizione e relativo cross per Osimhen, stoppato dal mischione giallorosso e dalla parata di Rui Patricio. Vale quanto un gol la diagonale del 65’, che ripulisce un’area intasata di affamati romanisti. Con la Roma in pressione, mette da parte il fioretto, preferendo la sciabola.

Anguissa: 6,5

Se qualcuno si interroga ancora sui motivi per cui il camerunese è talmente imprescindibile nel centrocampo azzurro, da “suggerire” a Spalletti di accantonare il doppio mediano, a favore dell’uomo in più nella zona nevralgica, allora basterebbe riguardarsi la partita di stasera. Un compendio di movimenti e posture ideali, all’atto della costruzione, e al momento di sacrificarsi nel lavoro sporco. Come un mediano “passista” d’altri tempi, tutto cuore, garretti e polmoni.

Lobotka: 6 

Impeccabile in regia, gestisce in sicurezza il giropalla, senza rischiare alcunchè, tantomeno forzare lo scarico. Ai tradizionali passaggi sul breve, ha alternato precise giocate sul lungo. Da far rivedere a chiunque sia intenzionato a intraprendere la carriera di pivote, il doppio scambio con Fabiàn e conseguente cioccolatino per Lozano al 15’. Proattivo se necessario, con strappi e accelerazioni a sottrarsi al pressing altrui.  

(dal 56’ Zielinski: 4)

Da ricordare due conclusioni da fuori, una sfila a pochi metri dalla porta, l’altra stimola Rui Patricio ad accartocciarsi sulla palla. Oltre a ciò, il vuoto pneumatico. Una sorta di niente mischiato con il nulla. Non corre, ma corricchia. Evita di entrare duro, manco temesse di sporcarsi o farsi male. Qualità zero, agonismo manco a parlarne. In un paio di fotogrammi l’inconsistenza della sua insulsa partita: la Roma sviluppa l’azione del pareggio a ritmo forsennato, mentre il polacco si limita a caracollare apaticamente verso la zona centrale. Fresco come una rosa a fine partita. Va bene i materiali evoluti delle mute da gioco. Ma neanche l’ombra di una goccia di sudore sul viso è imperdonabile.      

Fabiàn Ruiz: 6

Ruota continuamente e si mette in zona luce, favorendo il dialogo con Lobotka. Il segreto del primo tempo brillante, letteralmente dominato da un Napoli lucido ed efficace nel possesso, sta proprio qui. Gli azzurri disegnano triangoli in costruzione, con lo spagnolo che si alza o si abbassa in diagonale rispetto al possessore, producendo gioco in sovrannumero. Chiaramente, Mourinho che è un marpione, nella ripresa cambia assetto con le sostituzioni e sottrae la superiorità numerica in mezzo al campo ai padroni di casa, ribaltando l’inerzia del match.  

(dal 68’ Demme: 5,5)

Entra nel convulso finale, con la squadra di Mourinho che ormai ha preso in mano l’inerzia della ripresa. Si piazza là in mezzo e tenta di organizzare una squadra palesemente in bambola. Pretendere lucidità dal suo calcio, oltre che dalla situazione contingente, non è pensabile.  

Lozano: 6

Alterna strappi e veroniche da applausi, funzionali a costringere il “quinto” di sinistra giallorosso a correre all’indietro, con amnesie inspiegabili. Soprattutto in fase di non possesso. Nervoso oltre il dovuto, si spegne alla distanza, uscendo progressivamente dalla partita.

(dal 68’ Elmas: 6)

Si sbatte senza infamia e privo di lode. Chiama alla parata il portiere capitolino con una conclusione secca e forte dalla distanza.

Osimhen: 5

Smalling non gliela fa vedere praticamente mai. Il nigeriano ci mette del suo, scoprendo la palla e ingolosendo chi lo marca ad affondare l’anticipo. Ma tatticamente appare smarrito, incapace di sottrarsi alle grinfie del diretto avversario. La Roma gli nega la profondità, suo proverbiale terreno di caccia. Nondimeno, l’atteggiamento statico, avulso da qualsiasi giocata associativa o collaborativa con il resto della squadra devono far riflettere sul modo di sfruttarne le caratteristiche. Altrimenti diventa deleterio, innanzitutto per sé stesso.     

(dal 82’ Mertens: s.v.)

Entra nel momento peggiore del match. Manca il tempo materiale per rendersi pericoloso.

Insigne: 6,5

Al di là della rasoiata chirurgica con cui trasforma il rigore, il Capitano è veramente indiavolato. Sopra la linea mediana, viene molto dentro al campo, stringendo la posizione al punto tale da generare un cortocircuito cognitivo in Mancini, incapace di comprendere appieno quando seguirne le scorribande nei mezzi spazi. Generoso sotto la linea della palla, a garantire ampiezza, con i piedi sulla linea laterale, per sviluppare la catena con Mario Rui. Il gesto di stizza al pareggio della Roma, unito alle lacrime manifestate senza nessuna vergogna all’atto di salutare i tifosi sotto la curva testimoniano quanto l’amore talvolta, produca sofferenza.

(dal 82’ Juan Jesus: s.v.)

Si mette là dietro e cerca di far quadrare i conti, ma l’equilibrio e l’inerzia sono ormai abbondantemente dalla parte degli uomini di Mourinho.

Allenatore Spalletti: 5

Primo tempo dominato, e scelte di formazione azzeccatissime. L’elettrico Lozano garantisce strappi e sovrannumero in situazione di uno contro uno. Da obiettare la staticità di Osimhen e l’assoluta mancanza di partecipazione al gioco collettivo. Nella ripresa, gli azzurri si lasciano surclassare dalla Roma, che prende in mano il pallino del gioco, sviluppando in fascia con i “quinti” una manovra avvolgente e bella pure a vedersi. Non ha avuto la forza e il coraggio di ribaltarla, optando per cambi conservativi. Se il Napoli nel finale ha smesso di giocare, limitandosi al lancio lungo, inutile e deleterio una volta sostituito Osimhen, qualche domanda sarebbe il caso di porla. Semprechè, sia ben inteso, il tecnico toscano rispondesse a tono, motivando le sue scelte. Piuttosto che filosofeggiare di grandi sistemi. Obiettivamente, sembra un pochino in confusione.

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