Elisa Baldo conosce bene il calcio portoghese. Quindi era quasi inevitabile che intervistassimo la procuratrice, alla luce delle tante voci che hanno alimentato il valzer degli allenatori. Con alcuni nomi noti della panchina provenienti proprio dalla penisola lusitana, accostati alle principali squadre della Serie A.

Pochi giorni dopo la conclusione della stagione, in casa Napoli l’argomento principale era la successione a Gennaro Gattuso, salutato con un “cinguettio” presidenziale pochi attimi dopo la fine del campionato e passato poi alla Fiorentina.

Tra i papabili stranieri, candidati alla successione di Ringhio, ben presto accantonati, s’è fatta invece strada l’ipotesi italiana, con Luciano Spalletti che ha accettato la corte serrata di ADL.

Cosa porterà Spalletti all’ombra del Vesuvio, il suo arrivo può legittimare le ambizioni del Napoli per un campionato di vertice?

E’ un allenatore dalla forte personalità, con un tipo di gioco che potrebbe dare continuità rispetto al dominio del possesso, che ha caratterizzato il Napoli negli ultimi anni. Il modulo 4-2-3-1, marchio di fabbrica di Spalletti prevede un calcio rapido e assai intenso. Un sistema dove si potrebbero esaltare le qualità tecniche delle tante individualità di spessore che gli azzurri hanno in rosa…“.

Poco prima della firma del tecnico di Certaldo, era balzato alla cronaca nome su tutti: quello del portoghese Sérgio Conceição, titolare della panchina del Porto e con un passato in Italia come centrocampista di Parma, Inter e Lazio.

Una trattativa poi non decollata con Conceição, che comunque ha messo sotto la lente di ingrandimento il calcio portoghese. A pochi giorni da un clamoroso ritorno in Serie A sulla panchina della Roma: Josè Mourinho al posto di un altro tecnico portoghese, Paulo Fonseca. Insomma, i lusitani che fanno bene in panchina non sono solo lo Special One, che in Italia nel 2010 vinse il famoso triplete con l’Inter.

Quali sono i motivi per cui l’Italia ha riscoperto la scuola tecnica lusitana?

Sicuramente Mourinho ha molte qualità e predilige un tipo di gioco che ai romanisti potrebbe piace molto: tecnica e cattiveria, Le sue squadre sono rinomate per andare con determinazione su tutti i palloni. Insomma, i suoi giocatori non rifiutano lo scontro fisico, cattivi agonisticamente, nei limiti del regolamento. Eppure, sviluppa un tipo di calcio, con il pallone sempre a terra, possibile solo per giocatori che hanno una tecnica avanzata. Caratteristica che nel calcio moderno è sempre più richiesta. Il calcio portoghese sta esportando anche in Russia ed Ucraina le sue competenze. I tecnici portoghesi sono richiesti in Italia ma anche altrove. Storicamente, ad esempio, lo Shaktar Donetsk ha una buona tradizione con gli allenatori portoghesi. Come Luis Castro e ancor prima Fonseca...”.

La Roma che prospettive potrà avere nella prossima stagione?

Dan Friedkin vuole che la Roma vinca, quindi ha puntato sul Mourinho proprio perchè è un vincente come allenatore, ne è prova il suo passato. Ma prendendo Mourinho si devono comprare giocatori all’altezza dell’allenatore, quindi da qui in poi la Roma dovrebbe investire pesantemente sul mercato...”.

A proposito di allenatori portoghesi: su quale panchina andrà a sedersi Paulo Fonseca?

Considerando il periodo della pandemia, con tutti i problemi connessi, la seconda stagione di Fonseca a Roma non è stata negativa. Credo che abbia fatto bene, portando comunque la squadra in semifinale di Europa League. tra l’altro, ha raggiunto ottimi risultati ed un gioco esteticamente godibile nel girone di andata. Sfortunatamente anche a causa di una rosa stroncata dagli infortuni, ha avuto un calo nel ritorno, concludendo al settimo posto. Non credo che Fonseca possa accomodarsi su una panchina italiana nella prossima stagione, visto che è sfumata l’opportunità della Fiorentina. Probabilmente potrebbe cambiare nazione, ancora è tutto da vedere…”.

In definitiva, il mercato degli allenatori è solamente all’inizio. Eppure il gemellaggio tra Italia e Portogallo, due culture diverse ma unite dal pallone, sembra davvero non risentire della crisi generata nel “sistema” calcio dalla pandemia.

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