Un paio di anni fa, clonando un termine di Umberto Eco riferito a Mike Bongiorno, mi avventurai nella “Fenomenologia” di un personaggio ben più piccolo, molto più piccolo, del grande Mike. Almeno come uomo. Clonazione che dovette comunque piacere a qualcuno, tanto che fu a sua volta riclonata, diventando pure il titolo di un libro. E’ tempo di aggiornamenti. E forse di riclonazioni. Il fenomeno è un evento naturale, spesso irripetibile. Ma il miracolo è un’altra cosa. Anzi, ci sta “ ‘o miracolo” e “ ‘O MIRACOLO!”, come diceva Massimo nostro. Ma tu non puoi capire, non puoi più capire. Avevi scelto di andare via per vincere tutto. Hai vinto il loro sesto scudetto consecutivo, scrivendo il tuo nome prima di quelli di Rincon e Sturaro. Ma solo per motivi di ordine alfabetico. Prima di te ci erano riusciti pure Torricelli e Mark Juliano. Lo sai chi è Mark Juliano? Per informazioni chiedi al tuo ex capitano di nazionale Zanetti. Sai quanti scudetti ha vinto Padoin? Sei! Te lo ricordi Padoin, a Doha vero? Ci sei ritornato a Doha, e ci hai perso. Allora avevi vinto, e mimasti una delle tue prime bugie, la più grande di tutte: “C’ho due palle così!” E noi ti credemmo. Così come credemmo in te, quando ci assicurasti di stare sereni. Manco fossi un Presidente del Consiglio qualsiasi. D’altronde ci fu pure chi, superando persino la tua faccia di zoccola vecchia, affermò addirittura che avresti raggiunto presto i tuoi compagni in maglia azzurra, a meno che un meteorite non avesse colpito la ridente località montana che ospitava il ritiro del Napoli. A Dimaro si staranno ancora grattando le palle. Avevi bisogno di smaltire la delusione rimediata in Coppa America, dopo quella ancora più cocente del mondiale. Chi ama non dimentica, dicono in Argentina. Ma, a differenza dei napoletani, gli argentini non dimenticano nemmeno le figure di merda. Noi, no. Noi avevamo resettato il rigore fallito contro la Lazio, che ci avrebbe regalato la partecipazione alla Champions, così come avevamo rimossi i gol sbagliati al Dnipro che ci avrebbero portati in finale di Europa League. Persino De Laurentiis, violentando il suo portafogli ancora più del suo cuore, aveva dimenticato. Il presidente, che aveva quasi dichiarato guerra all’isola di Capri dopo che con una tua cazzata, unitamente a Paolo Cannavaro (di cui avrei qualcosa da dire, e non escludo che lo farò), ti eri procurato un piccolo sfregio che copri ancora con la barba. Ma neanche il pelo che ti ritrovi sullo stomaco potrà mai mimetizzare lo sfregio che hai lasciato nei nostri cuori. Quest’anno, come sempre, hai fatto il “Fenomeno”. Ma i tuoi ex scudieri hanno fatto meglio di te. Dopo averti fatto tanti assist, ed essersi prese innumerevoli cazziate per non averti, a detta tua, servita la palla giusta, si sono presi la rivincita. Mertens ti ha staccato nella classifica dei cannonieri ed ha sfiorato la vittoria finale pur avendo avuto una partenza ad handicap. Pensa che se solo avessero assegnati al Napoli i rigori che gli spettavano, oppure se avessero lasciato tirare a Dzeko i rigori che non spettavano alla Roma, il tuo record di 37, reti che resisteva da oltre 60 anni, probabilmente sarebbe andato a puttane dopo un solo anno. Hai vinto uno scudetto che non ti appartiene. O almeno che ti appartiene in minima parte. A Napoli sarebbe stato tutto tuo, per l’eternità. Così come a distanza di trent’anni si ricordano gli scudetti di Maradona, si sarebbe ricordato per sempre il “tuo” scudetto. Lo sai vero, che a Napoli i bambini, pur non avendolo mai conosciuto, né visto giocare, chiedono ancora in regalo la maglia di Diego? Credi che qualcuno si ricorderà di te dopo che avrai appeso le scarpe al chiodo? Certo ti saresti dovuto accontentare di sistemare economicamente e per sempre solo undici dodicesimi della dozzina di tue generazioni che verranno dopo di te. Un piccolo sacrificio da parte dei tuoi pro-pro-pro-pronipoti. In cambio ti saresti seduto per sempre alla destra del D10s. A Napoli sei entrato nella storia del calcio. Adesso, se ti va bene (Addà venì Baffone!), rischi di entrare nella cronaca. E non solo in quella calcistica. Hai rinunciata ad essere proiettato nella immortalità. Anche se abbiamo trovato chi non ti ha fatto rimpiangere, con te in campo forse avremmo fatto un gol in più in casa contro Palermo, Sassuolo o Lazio. A Pescara e a Genova, bastava che ti fossi guadagnato un rigore, un altro. Ammesso poi che l’arbitro lo avesse concesso. Anzi lo avesse concesso e non revocato. Già, l’arbitro. Adesso non hai più bisogno di farti venire i riscinzielli come facesti a Udine. Adesso sei rispettato, puoi protestare, puoi tirare in porta dopo che ti hanno fischiato un fuorigioco (sempre che te lo fischino il fuorigioco) e puoi fare un fallo assassino sul tuo ex compagno Callejon in uscita dall’area senza rischiare l’ammonizione. Eppure era un caso da portare ad esempio, da manuale dell’ammonizione: fallo violento, da dietro e che interrompeva una ripartenza. Ma tant’è…Ti sei guadagnato l’immunità arbitrale finora appannaggio dei vari Bonucci, Chiellini e Barzagli. Siine fiero. Finché dura. Hai dato addio alla Champions. Sei uscito contro gli extra terrestri, come era toccato a noi, che non avevamo neanche te, che resti terrestre a distanza astronomica dagli extra terrestri. Certo hai fatto il “doblete”, scudetto e coppa Italia. Ma è il terzo “doblete” che fanno in tre anni. Tu c’entri poco o nulla. Anche se hai segnato in finale ed in semifinale di Coppa Italia. Ma in quella partita, c’è stato qualcuno più determinante di te. Vestiva un’altra maglia, anche se lo sponsor era ed è riconducibile allo famiglia del tuo padrone. Nella tua famiglia invece una volta si cinguettava che “per vincere in Italia bisognerebbe giocare senza gli arbitri”. Avranno cambiato idea? In Europa invece certi privilegi non bastano. La Champions, come dicono a Bolzano, t’è rimasta ‘ngann! A te, a Bonucci, a Nedved, a Buffon e pure alla Cristallin, che nulla ha potuto contro i marziani. Già aveva fatto tanto (e forse troppo) in fase di sorteggi. Certo adesso si dirà che ho aspettato la tua sconfitta in finale per scrivere queste considerazioni. Niente di più falso. Io non ero proprio il tipo che mi vendevo le scarpe e il cappotto dello zio Pasqualino prima che lui tirasse le cuoia. Ma tu, anche questo, non lo puoi più capire. Aspettavo dal cinque luglio che arrivasse il tuo cinque maggio. Vayas con Dios, senza rancore, ma con tanta, immutata e incondizionata disistima, tu e fràteto: che vi site perzo! Scrissero su un muro di Poggioreale. Forse un giorno lo capirai. O magari qualcuno te lo tradurrà se passi dalle parti per andare a far visita, prima o poi, a qualche tuo dirigente.
Pasquale di Fenzo

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