Per comprendere appieno la stagione del Verona, va sottolineato il lavoro eccellente condotto finora da Ivan Jurić. L’allenatore croato è stato abile a creare una squadra assolutamente non dipendente dalle individualità.

Bensì, espressione di un gioco collettivo caratterizzato da una specifica peculiarità.

Ad ogni giocatore, in base al proprio ruolo, viene assegnato un avversario da marcare a uomo.

Marcature personalizzate e pressing

La tendenza degli scaligeri a battezzare individualmente gli uno contro uno, in tutte le zone del campo, associata ad una pressione alta, potrebbe essere l’arma capace di mettere in grande imbarazzo il Napoli.

Con la loro aggressività, infatti, i veneti, cercano sempre di inibire la possibilità di impostare la manovra dal basso in maniera pulita e organizzata all’avversario.

Una situazione nel quale, invece, si esalta il calcio dei partenopei. Orientato ormai verso una identità facilmente riconoscibile. Ovvero, il possesso e la gestione del ritmo gara, attraverso la modulazione del giropalla.

La filosofia del Verona si basa sull’idea di accentuare gli accoppiamenti personalizzati, calcando la mano sul pressing. Come si può notare nella foto tratta dalla gara con l’Atalanta, la punta ed i due trequartisti cominciano a forzare il recupero, scalando in avanti.

Il primo esce addosso al vertice basso, con la palla tra i piedi, per tentare di arginare la principale fonte di produzione del gioco altrui. Al contempo, gli altri due mettono in ombra i potenziali appoggi. Estromettendoli così da tracce pulite.

Gli unici che vengono lasciati tendenzialmente liberi di ricevere sono i laterali difensivi. Che poi vengono aggrediti una volta ricevuta palla.

Costringere il portiere a calciare lungo

La strategia del Verona è piuttosto evidente. Spingere l’avversario talmente indietro da soffocargli tempo e spazio per giostrare in sicurezza. Sostanzialmente, costringerlo al lancio lungo verso la punta. Senza, tuttavia, prepararlo in maniera adeguata.

Oppure al retropassaggio al portiere. Per esempio, l’atteggiamento di Tameze contro la Lazio è emblematico per gli effetti che determina nella fase di impostazione dei biancazzurri.

Ecco perché domani Gattuso dovrà studiare un piano paga ad hoc per disinnescare la giocata classica dei padroni di casa.

In effetti, predisporsi ad affrontare una squadra che intende pressare molto forte in avanti, passando più tempo possibile nella trequarti altrui, significa cercare di sfruttare lo spazio che concede alle sue spalle, nella propria metà campo.

Il Napoli, dunque, potenzialmente ha un’arma a sua disposizione per sottrarsi alla pressione.

Sfruttare il portiere alla stregua di un giocatore di movimento. Agevolarne la ricezione e immediatamente dopo lo scarico, affinchè verticalizzi direttamente, calciando lungo verso il centravanti.

Allungare la compattezza delle linee strette e corte dei veneti, sfruttando la fisicità di Petagna, per spizzare la palla in volo. Nonchè la rapidità di Zieliński nell’attaccare lo spazio profondo.

Uno scenario particolarmente invitante per Ospina. Forse un po’ meno per Meret

Per approfondire

Segui anche PerSempreCalcio

Banner 300 x 250 – Tecsud – Post
Banner 300×250 – Messere – Laterale 2