Sembra che l’indiscrezione circolata nei giorni scorsi, proveniente da ambienti vicini al West Ham, che vociferavano di un serio interessamento per Piotr Zieliński, sia confermata.

Per cedere il centrocampista polacco, il Napoli avrebbe anche stabilito la cifra: non meno di 50 milioni. Pare, invece, che al momento gli Hammers abbiano messo sul piatto “solo” 40 milioni di euro.

Sirene Premier per Zieliński

Insomma, ballano una decina di milioni tra domanda e offerta, nondimeno la trattativa prosegue. A metà strada, presumibilmente, le parti si incontrano volentieri. Chiaramente, nel caso in cui il 20 in maglia azzurra dovesse prendere la via della Premier League, allora la direzione sportiva partenopea dovrà attivarsi, per cercare un degno sostituto. 

In tal senso, Cristiano Giuntoli si starebbe muovendo su un doppio binario. Da un lato, proverà a strappare Antonín Barák al Verona. Un’operazione nient’affatto semplice da concretizzare, nonostante sia già stato raggiunto con gli scaligeri un accordo di massima: 14 milioni di euro più bonus e contratto triennale per il giocatore.

In subordine, il diesse tenterà di riallacciare il discorso con Fabiàn Ruiz, attualmente titolare di un vincolo in scadenza giugno 2023. Magari prefigurando al pivote una deroga rispetto ai parametri stabiliti dalla proprietà in tema di rinnovi contrattuali, onde evitare di perderlo a parametro zero il prossimo anno.

Finora ogni tentativo di mediazione è finito con un nulla di fatto, tant’è vero che il Napoli, in un primo momento, aveva prospettato allo spagnolo una certa apertura alla cessione. Sia ben inteso, semprechè qualcuno si fosse presentato con una congrua proposta, tra 25 e 30 milioni di euro.

Come gioca Barák

Nel 3-4-2-1 dell’Hellas, Barák era incaricato di produrre gioco, oltre a fornire un contributo sotto porta. Una risorsa imprescindibile, tanto nella risalita, quanto nella finalizzazione.

La fase di possesso impostata da Tudor per i gialloblù prevedeva un calcio abbastanza diretto. In cui il tuttocampista ceco si muoveva – assieme a Caprari – dietro Simeone.

In questo scenario tattico, lo smarcamento la faceva da padrone: la coppia di sottopunte aveva una sensibilità più unica che rara nel muoversi negli spazi, per ricevere poi assistenze in completa libertà.

Per Barák, dunque, la componente associativa è fondamentale, poiché gli consente di giocare tra linee, alle spalle della mediana avversaria. Al contempo, può facilmente allargarsi, per creare il classico triangolo in fascia sviluppando la fattiva collaborazione di terzino e mezz’ala. Con Faraoni e Tameze invitati a supportare costantemente l’azione offensiva.

Utile pure in costruzione

Le funzioni che Barák ricopre nel Verona sono molteplici e non si limitano alla fase di possesso.

E’ opportuno riconoscerne, infatti, l’utilità all’atto della costruzione: una capacità che gli permette di leggere le potenziali situazioni di vantaggio. Così da abbassarsi nella propria trequarti, e dialogare in superiorità numerica.

Inoltre la sua fisicità – è alto 1,90 – lo rende perfetto nella conquista delle seconde palle.

Soluzione percorribile pure con un portiere tutt’altro che educatissimo con i piedi. Invogliato a scegliere il lancio lungo, piuttosto che palleggiare con i difensori, proprio perché il ceco accorcia per venire a rimbalzo e ripulire la palla.    

In definitiva, se davvero le sirene inglesi dovessero affascinare Zieliński, seducendo contemporaneamente il Napoli dal punto di vista economico, allora su punterà tutto su Antonín Barák.

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