Accantonata la delusione conseguente alla sconfitta in Supercoppa, il Napoli torna a concentrarsi sul campionato. Dove il cammino alla ricerca di un rinnovato entusiasmo passa dalla trasferta di Verona.

Gli azzurri non dovranno abbassare la guardia, perché i veneti stanno disputando un’ottima stagione. Ed hanno in comune con il Sassuolo il titolo di outsider della Serie A. Pronti ad inserirsi in zona Europa League al minimo cenno di cedimento delle cd. Sette Sorelle.

Il valore aggiunto degli scaligeri è l’allenatore

Dietro la grande stagione dei veneti c’è sicuramente la mano di Ivan Jurić. Abile nel creare valore aggiunto in una rosa tutto sommato non eccezionale attraverso la costruzione di un’identità, riconducibile ad un sistema di gioco dalle caratteristiche peculiari.

Anche se il tecnico degli scaligeri ha una sua precisa filosofia calcistica, è indubbio che Gian Piero Gasperini ne abbia influenzato notevolmente il modo di allenare.

D’altronde, il croato era uno dei giocatori più iconici del Genoa, al tempo in cui era guidato dall’attuale allenatore dell’Atalanta. E quando è stato il momento di passare dal campo alla panchina, il suo ex allenatore gli ha fatto da vero e proprio mentore, cooptandolo come assistente all’interno del suo staff.  

Insomma, Gasperini è stato capace di ispirare Jurić. Ergo, le similitudini tattiche tra i due sono notevoli.

Innanzitutto, condividono l’uso della marcatura a uomo e la difesa a tre. Nonché, una notevole intensità nell’interpretare le due fasi in cui si articola il gioco, con la palla e senza.

In effetti, da questo punto di vista, il Verona è un piccolo capolavoro assemblato per massimizzare l’efficienza del lavoro di squadra. All’interno della quale i singoli vengono messi nelle migliori condizioni per ergersi a protagonisti, esprimendo tutte le loro potenzialità.

Una strategia funzionale ad esaltare il collettivo, quella di Jurić. Sviluppando il classico 3-4-2-1 sui concetti di sacrificio e ripartizione delle responsabilità in parti uguali. Concetti determinanti nel misurare l’aggressività e l’altezza del pressing.

Difesa forte e pressing asfissiante

La fase difensiva, fortemente orientata sulle marcature personalizzate, rimane la principale risorsa del Verona. Associata ad un pressing alto e continuo, condotto a ritmi elevati. Ideale per cercare di rientrare immediatamente in possesso del pallone.

Sin dalle prime battute, i veneti assumono un atteggiamento fortemente aggressivo. Addirittura i difensori centrali tendono a lasciare la propria posizione, per seguire i diretti avversari fino nella loro metà campo.

Il compito specifico dei due trequartisti, Lazovic e Zaccagni, si palesa nell’occupare gli spazi di mezzo, con l’evidente intenzione di ostacolare la costruzione dal basso.

La scelta presuppone un’idea ambiziosa. Ovvero, il recupero attivo della palla, tentando di creare un’elevata densità in zona centrale. Sfruttando pure la fattiva collaborazione dei due interni di centrocampo, Tameze e Barak

Altresì, la struttura adottata dai gialloblù favorisce la superiorità posizionale. Un altro concetto basilare mutuato da Jurić nelle precedenti esperienze professionali da primo collaboratore di Gasperini.

L’idea è di costringere l’avversario ad abbassare decisamente il baricentro nella propria trequarti. Al contempo, occupare razionalmente ogni spazio vitale entro il quale possa produrre gioco. Creando diverse linee di pressione, sui potenziali appoggi. Mentre Kalinic aggredisce forte il portatore. 

Verona crocevia delle ambizioni azzurre

Insomma, prima ancora di giocarla, ci sono diversi motivi per considerare la partita del Bentegodi il crocevia della stagione partenopea.

Il Napoli resta ambizioso. Eppure, consapevole dei propri limiti strutturali. Dunque, prima di avere un’idea chiara dei suoi obiettivi, è chiamato a gestire questo momento difficile, con maturità e senza disunirsi.

Verona arriva a pochi giorni da una finale nient’affatto convincente. Per gioco espresso e mentalità remissiva nell’approccio all’evento.

La squadra di Gattuso, quindi, dovrà adattandosi ad un avversario tutt’altro che facile da disinnescare. Specialmente se si lascerà spaventare dall’aggressività dei veneti. In tal caso, perderebbe quella sicurezza che le deriva dal dominio del possesso, quando si concretizza mediante un fraseggio brillante e qualitativo…

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