Il calcio non ha soste neppure quando davvero c’è da fermarsi. Luce 24 ore su 24. Prendere o lasciare.
La nostra nazionale per la seconda volta consecutiva non parteciperà al mondiale e dovremmo in questo lasso di tempo cercare spunti per riflettere.
Tiene quindi banco un argomento che altrove non ha spazio.
La sosta.
Serve? È congeniale a chi è in corsa? A chi beneficia?
Come affrontare un periodo di “inattività” senza calare la tensione nervosa?
C’è un precedente.
Non bello nel ricordo ma conviene utilizzarlo.
Appartiene alla Lazio di Simone Inzaghi ed al primo stop causa Covid.
Si ferma il Paese si ferma il campionato. La Lazio marcia spedita verso il tricolore ma al ritorno delle gare ha lo zucchero nel motore.
La Juventus no.
Occhi aperti.

Spalletti lo ha detto chiaramente.
Fermarsi serve. Siamo un pizzico in affanno. Anche al Napoli serve respirare.
Il cavallo Napoli 5.0 ha dato tutto. È tempo di un giusto riposo.
Ci si ferma e questo non è un problema. Le tecnologie di preparazione fisica, oggi studiate da programmi scientifici computerizzati, consentono uno sguardo costante e veritiero su tutti i parametri fisici dei calciatori.
Tutto è registrato e catalogato con estrema precisione. Chi va in campo è sempre quello in possesso dei migliori dati prestazionali. Poco ma sicuro.
La corsa non si inventa.
La tecnica in questo calcio se non la si sposa con la velocità di esecuzione, resta un bel tocco o poco più.
Detto nel nostro caso, Elmas ha più corsa, fiato e velocità di Raspadori e fa il tutto con la medesima tecnica.
Elmas gioca, Raspadori dopo, chiaro.
Lo stesso vale per Osimhen e Simeone.

La sosta serve, certo che serve.
Serve a far riflessioni. Tutto è filato liscio come olio purissimo. Tutto è andato meglio di ogni meravigliosa considerazione e molto probabilmente siamo sul cammino giusto.
A questo punto nessun dettaglio deve essere lasciato al caso. Nulla considerato poco opportuno.
Proprio nel momento di sosta, l’azienda che vuol vincere, fa studi, esperimenti, analisi e valutazioni.
Si va in vacanza ma si dorme con un occhio sempre aperto.
C’è da lavorare.