Aurelio De Laurentiis ha inaugurato la politica del ridimensionamento, tesa ad abbassare notevolmente il monte ingaggi, rendendolo maggiormente sostenibile per una realtà come il Napoli attuale.

Il modello virtuoso di una società in grado di autofinanziarsi attraverso le plusvalenze da trading player è clamorosamente naufragato con la pandemia.

Così, il fatturato strutturale del club, contando esclusivamente sui proventi dei diritti televisivi, ha subito uno stallo pauroso. I ricavi generati dal botteghino, associati a sponsorizzazioni varie e pubblicità assortite, sono insufficienti a mantenere gli azzurri competitivi ad altissimo livello.

Purtroppo la squadra resta sempre più legata ai risultati maturati sul campo. Con la conseguenza pratica che i destini del Napoli sono intrecciati indissolubilmente con la necessità di centrare costantemente la qualificazione in Champions League.

Giocatori sensibili alla pecunia

Nell’ottica di tagliare gli emolumenti versati ai giocatori, il patrón partenopeo s’è infilato in un circolo vizioso. Nel senso che, almeno apparentemente, la tesi sostenuta da Adl sembra corretta, invece che un disperato tentativo di salvare capra e cavoli.

Nondimeno, riporta il Napoli continuamente al punto di partenza, perchè limare verso il basso gli stipendi determina l’impossibilità a prolungare chi va in scadenza. Oltre a paralizzare operativamente la direzione sportiva in fase di trattativa.

Giuntoli con le mani legate, dunque, costretto a fare i conti con una policy aziendale che limita le offerte al rialzo per l’acquisizione di calciatori Top (o presunti…).

Tre milioni a stagione, sforando al massimo di ulteriori 500mila euro ricorrendo ai bonus, per i contratti che devono essere rifatti o quelli dei nuovi arrivati, il salary cap previsto dalla proprietà per calmierare i costi. Prendere o lasciare, non saranno ammesse eccezioni.

Una situazione, quindi, senza alcuna via di uscita. Considerando pure quanto i giocatori siano sensibili al rumore frusciante del “vile denaro”!

Tra l’altro, un progetto sportivo che punti su giovani prospetti da far crescere, con ancora molto da imparare, difficilmente stimola le ambizioni egocentriche di chi, al contrario, ha già dimostrato di poter dire la sua in Serie A. Capitalizzando tali competenze.

De Laurentiis non si smuove

Insomma, l’idea di tamponare l’emorragia economica introducendo volontariamente un tetto salariale potrebbe non essere campata in aria.

Tuttavia, sarebbe lecito domandarsi se il “Sistema” accoglierà di buon grado un cambiamento del genere. Una remora legata soprattutto alla scelta individuale di DeLa, piuttosto che stabilita in maniera istituzionale da Lega o Federazione.

Questo scenario, magari in grado di garantire equilibrio e competitività al campionato, però fa letteralmente a cazzotti con la teoria del libero mercato. Dove i prezzi vengono stabiliti solamente da domanda e offerta.

In ogni caso, la strategia di De Laurentiis non prevede deroghe. Il presidente è consapevole della battaglia che intende intraprendere.

Altresì, consapevole che soltanto in questo modo può indebitarsi in misura largamente minore rispetto a come ha gestito finora il Napoli.

Che piaccia o meno a tifosi e addetti ai lavori, la strada per il prossimo futuro è tracciata!  

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