Dieci anni fa Gerard Deulofeu era etichettato come uno dei calciatori più prospettici nella cantera del Barcellona. Talmente veloce e qualitativo per essere arginato con efficacia dai pari età. Per la considerazione di cui godeva in seno a la Masia sembrava destinato ad una carriera prestigiosissima.

In effetti, nessuno ha mai espresso remore circa le sue indubbie qualità tecniche. Ma la parabola declinante assunta in quello stesso periodo da Bojan Krkic, secondo alcuni addirittura il più grande talento prodotto dal vivaio blaugrana dopo Messi, suggeriva di gestire la carriera dell’esterno il cui cognome in catalano significa letteralmente “fatto da Dio”, in maniera diametralmente opposta.

Frenandone l’ascesa immediata in Prima Squadra, a favore di una crescita graduale, che dovesse obbligatoriamente passare per una esperienza formativa con il Barcellona B.  

Sprazzi di luce

Eppure, chi cresce in uno dei migliori settori giovanili al mondo, non sempre ha l’opportunità di sbarcare in pianta stabile con i fenomeni che giocano al Camp Nou.

Così, nel luglio 2013 Deulofeu accetta la corte di Roberto Martinez e si trasferisce in prestito all’Everton. L’impatto con la Premier è devastante. Segna subito al suo esordio, nella vittoria dei Toffees contro lo Stoke City. Ripetendosi la settimana successiva, nell’1-1 sul campo dell’Arsenal.

Nondimeno, il debutto nel calcio professionistico, al netto di qualche sprazzo di luce abbacinante, non appare del tutto convincente. A fine anno, compie il percorso a ritroso. Ancora in prestito, al Siviglia. Vince l’Europa League mentre incide poco nella Liga.

A quel punto, la società catalana fa una scelta. Forse pensando che in fin dei conti non valga davvero la pena puntare su Deulofeu, lo cede all’Everton per 6 milioni di sterline.

Convincente il ritorno nella Merseyside. Almeno nella prima stagione, in cui segna pochino ma gratifica Romelu Lukaku con una decina di assist. Stranamente ai margini dei titolarissimi, l’anno dopo, a dicembre va in prestito al Milan.  

In rossonero si esalta, proponendo a ripetizione serpentine ubriacanti e cross mortiferi quando viene schierato sul binario di destra. Oppure, giocando a piede invertito, per accentrarsi con il dribbling e puntare centralmente la porta.

Intermittente fino a Udine

Comunque, la stagione all’ombra della Madonnina è abbastanza buona da convincere il Barcellona a esercitare il  “diritto di recompra” dall’Everton per 12 milioni di sterline.

Dopo tanta attesa, l’attimo fuggente che Deulofeu aspettava: trovare una dimensione da protagonista in maglia blaugrana. Niente di vero, invece. I suoi sogni non si realizzano. Accumula solo una quindicina di presenze, prima di essere rispedito in Inghilterra, in prestito oneroso per un milione di euro, al Watford.

Evidentemente la Premier si sposa con uno stile di gioco diretto, determinato attraverso continui uno contro uno. Dove un esterno rapido e fantasioso può dominare con piede educato e velocità nelle letture offensive. Nell’estate del 2018, dunque, passa a titolo definitivo agli Hornets per 13 milioni più 4 di bonus, firmando un quinquennale. 

Il resto è storia recente. A ottobre 2020 i Pozzo lo spostano all’Udinese. La cessione di De Paul finisce per Deulofeu con l’attribuzione di un surplus di responsabilità. E una decisa trasformazione in campo. Non soltanto, quindi, un laterale d’attacco concentrato su corsa, dribbling e cross. Bensì, un offensive player completo, in grado di garantire sviluppi perimetrali, e smarcamenti centrali tra le linee.

Il piano per Deulofeu

Ecco perché, alla soglia dei 28 anni, dopo un irregolare iter professionale, Deulofeu potrebbe finalmente aver trovato la sua reale dimensione. Trasformandosi in uomo mercato.

L’Udinese ha già reso noto la valutazione di partenza del suo gioiellino: una cifra non inferiore ai 25 milioni. L’ha ribadito all’Atletico Madrid. E anche Napoli, che ha palesato un certo interesse. Al punto da presentare una proposta ufficiale ai bianconeri: 13 milioni di euro la prima offerta fatta recapitare dal diesse dei partenopei, Cristiano Giuntoli, alla proprietà friulana.

Al momento, non bastano. C’è troppa distanza. Nel linguaggio del mercato significa che le parti si aggiorneranno. In attesa, magari di sbloccare lo stallo e trovare un punto d’incontro tra domanda e offerta.

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