Probabilmente MilanNapoli non profuma già di scudetto. Il calendario, seppur compresso dalle esigenze connesse al Mondiale in Qatar, offre alle contendenti ancora margini per recuperare da eventuali passi falsi. Nondimeno, dal big match di domenica sera si potranno ricavare le prime certezze sulla loro consistenza tattica ed emotiva.

Nell’ottica di preparare nel miglior modo possibile la gara, i due allenatori si interrogano su chi puntare là davanti. L’attacco di entrambe, infatti, deve registrare forfait di rilievo.

Così, Pioli e Spalletti studiano la strategia più funzionale a sostituire Leao e Osimhen. Sabato scorso un cartellino giallo di troppo con la Sampdoria ha tolto di scena il portoghese dalla sfida contro la squadra partenopea. Che deve rinunciare al nigeriano, alle prese con un problema muscolare piuttosto serio.

Ambedue, offensive player abili come pochi altri in Serie A nel dominare l’avversario. Il rossonero, attraverso una netta superiorità nel trattare l’attrezzo in velocità. L’azzurro, esprimendo invece un calcio fisicamente debordante, quando palesa quella innaturale progressione nell’aggredire la profondità.

Spalletti vuole consolidarsi

Eppure, in questo avvio di stagione l’assenza del centravanti titolare pare non aver affatto ridotto il potenziale offensivo del Napoli. Capace comunque di segnare un mucchio di gol, a prescindere da chi indossa idealmente la “numero nove”.  

Dalle indiscrezioni che filtrano da Castel Volturno, il principale indiziato a comporre domani il tridente sembra essere Raspadori, piuttosto che Simeone.

Semplice, per certi versi, l’idea che frulla in testa a Spalletti: opporre a un avversario che pressa alto, intenzionato da subito ad approcciare la partita sui concetti di anticipo e intercetto delle traiettorie di passaggio, una costruzione paziente.

Sostanzialmente, rimanere stretti e corti, posizionando il baricentro non particolarmente schiacciato verso la propria area di rigore. Divorare quindi il campo con il possesso. In questo contesto, la collaborazione dell’ex Sassuolo, chiamato a leggere continuamente la situazione, adattandosi a cucire la manovra con i centrocampisti, diventa fondamentale.

Tenendo presente che Kvaratskhelia e Politano (o Lozano) sono devastanti in transizione. Ergo, in caso di recupero, gli azzurri potrebbero sempre esplorare lo spazio dietro il primo pressing. Interpretando un gioco maggiormente diretto e verticale.

Il compito di Raspadori, dunque, sarà quello di abbassarsi, accorciare tra le linee per creare vantaggi. Chiaramente, talvolta i difensori rossoneri l’obbligheranno a ricevere palloni scomodi da conservare. Magari anche spalle alla porta. Jack, con quel baricentro basso, è uno specialista nell’amministrare tali circostanze. Sa muoversi nello stretto, girarsi in un battito di ciglia. Oppure conquistare preziosi falli.

Pioli intende sperimentare

La logica vorrebbe che Pioli tentasse di manipolare il piano gara dell’uomo di Certaldo facendo grande densità centrale, al fine di costringere il Napoli a lavorare sulle catene laterali. Evitando però che la squadra di Spalletti possa sottrarsi all’accerchiamento con un rapido cambio di campo.

Per raggiungere lo scopo, l’allenatore del Milan dovrebbe partire non con il tradizionale 4-2-3-1, in cui, alle spalle di Giroud, si posizionano generalmente – da destra verso sinistra – Messias, De Ketelaere e Saelemaekers.

Mancando all’appello pure Origi e Rebic, la soluzione a sorpresa su cui starebbe meditando il tecnico del Diavolo è un diverso sistema di gioco: 4-3-3 o addirittura l’albero di Natale.

L’ago della bilancia rimane chi si spende nel raccordare la trequarti con il centrocampo e la zona avanzata, dove si destreggia il muscolare centravanti francese. De Ketelaere, Brahim Díaz e Adli: tutti giocatori di qualità, in grado di proporsi in avanti, defilandosi per smarcarsi.

Per principio, l’occupazione dei cd. half spaces allunga paurosamente la compattezza dei difendenti sotto la linea della palla. Rendendo difficilmente efficace l’attacco al possessore e la contemporanea copertura degli appoggi della squadra in fase di non possesso. 

Uno scenario che (purtroppo…) non prevede la scorciatoia della palla lunga verso Osimhen. Ovvio allora assegnare a Raspadori l’onere di esprimersi compiutamente sull’intera ampiezza del campo, quando il Napoli terrà il giropalla.

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