Al di là della monumentale brutta figura palesata al cospetto di un Benevento nient’affatto accondiscendente, il Napoli può comunque trarre risposte importanti dall’amichevole di inizio settimana, in vista del prosieguo della stagione.

Tutto sommato, meglio manifestare limiti strutturali, nonché carenze endemiche di organico, durante una sgambatura. Perché, oggettivamente, questa è l’unica interpretazione da dare alla partita contro gli stregoni.

Piuttosto che sbattere pesantemente il grugno sulla inadeguatezza di certe scelte, in contesti ufficiali, quando ballano i tre punti.

Giù le mani dai ragazzini

D’accordo, era nient’altro che un test-match. Ma l’atteggiamento svogliato, da solo, non basta a giustificare l’imbarcata presa dai sanniti.

Non si offenda nessuno, ma è apparsa sin troppo evidente l’assoluta impresentabilità a questi livelli di alcuni calciatori in maglia azzurra. 

Inutile prendersela con i ragazzini schierati nel secondo tempo, loro davvero meno colpevoli, per l’approccio con la quale i “grandi” hanno superficialmente affrontato la gara. 

Ancora una volta, gettare la croce addosso al capro espiatorio di turno, per inciso, Davide Marfella, diventa condizione indispensabile per distrarre dalla verità.

Due palloni per il Napoli con Ounas

L’insipienza delle seconde linee fornisce l’esatta misura dello stato di perenne precarietà al quale sembra condannato Luciano Spalletti.

A dir poco disastroso Malcuit. Un pochino meglio Ounas. Ma ci vogliono due palloni: uno per lui e l’altro per i compagni.

Il franco-algerino non è affatto un giocatore associativo. Anzi, coerentemente con la sua indole egocentrica, si intestardisce in dribbling e serpentine inconcludenti. Quando sarebbe meglio scaricare la palla e attaccare lo spazio, favorendo lo sviluppo della manovra attraverso il giropalla ed il ribaltamento del campo.    

Al momento non è pronto a proporsi come alternativa plausibile ai titolari. Difficile immaginare pure se potrà esserlo in futuro.

Magari in uscita dalla panchina, come arma tattica, nei convulsi finali. Capace di provare a spaccare in due gli avversari, puntandoli e allungandone distanze e compattezza difensiva. 

Puntare su Zanoli, centellinandolo

In ogni caso, la figuraccia è stata istruttiva, perché veicola pubblicamente una tara incontrovertibile. Con solamente un laterale di altissimo livello, diventa veramente dura coprire entrambi gli spot di terzino. 

Urge quindi prendere atto che Di Lorenzo non ha un cambio adeguato. Pensare di arrangiarlo in talune circostanze in qualità di mancino equivarrebbe ad aprire una vera e propria voragine sulla fascia di competenza del Campione d’Europa.

A tal proposito, nel primo tempo con il Benevento, Spalletti ha adattato a sinistra Alessandro Zanoli.

Apparso però spaesato in quella posizione. Ha badato più a tenere la posizione bassa, piuttosto che proporsi in sovrapposizione.  Nient’affatto timido, al contrario, quando nella ripresa ha occupato il suo ruolo tradizionale.

Da terzino destro ha spinto con il giusto timing, facendosi valere anche nella fase di non-possesso palla. Ovviamente, al netto di un paio di tempestive diagonali in copertura, il 20enne è tutto da rivedere.

Qualità e personalità non si discutono. Ma bisogna dunque centellinarne l’uso e sgravarlo di eccessive responsabilità.

Dimenticare che tiene soltanto un anno di professionismo alle spalle, in Lega Pro e che finora ha impressionato contro Pro Vercelli e Pescara, ovvero due squadre della medesima categoria, sarebbe delittuoso e controproducente. Tanto per il ragazzo, quanto per lo stesso Napoli.

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