Le vie del mercato sono infinite. E spesso incrociano i destini di più giocatori. E’ i caso di Lorenzo Insigne e Hakan Çalhanoğlu.

Il nesso tra le due situazioni esiste ed è reale. Nient’affatto campato in aria. Pur essendo, almeno apparentemente, talmente lontano, da apparire tutt’altro che equiparabile.

Perché, mentre il turco ha appena firmato un contratto triennale con l’Inter, il folletto di Frattamaggiore ancora deve accomodarsi al tavolo delle trattative con il Napoli, per discutere del suo rinnovo.

In effetti, al netto del rendimento tenuto quest’anno dal turco, potrebbe essere stato alquanto inverosimile avergli garantito un contratto così sontuoso, tra bonus non vincolati ai risultati personali, bensì solo a quelli di squadra. Ed emolumenti: 4,5 milioni di euro per la prima stagione e 5 per le successive due.

Al contempo, tuttavia, la scelta dei nerazzurri potrebbe influenzare pure le strategie di Lorenzinho e del suo entourage.

Ma procediamo con ordine…

Scelte di vita… economicamente vantaggiose   

Çalhanoğlu era in scadenza con il Milan e pretendeva proprio 5 milioni di ingaggio per prolungare. La controparte era disposta ad arrivare a 4. Senza alcuna possibilità di spingersi oltre.

Beppe Marotta, dunque, ha lavorato alacremente sotto traccia, sfruttando la volontà del turco di rimanere a Milano, per motivi personali, portandosi a casa l’ennesimo parametro zero di lusso della sua carriera da dirigente.

Insomma, la classica “scelta di vita”, avallata dall’agente del turco, Gordon Stipic. E poco importa che sia stata abbondantemente remunerata dall’Inter, capace di trarre beneficio dal milione di euro che separava il trequartista dai rossoneri.

Dal punto di vista squisitamente calcistico, specialmente considerando la situazione finanziaria in cui versa l’Inter, l’a.d. Marotta ha fatto un gran colpo, assicurandosi a zero euro un buon giocatore.

Che lascia il Milan dopo quattro stagioni ricche di alti e bassi, condite comunque da 32 gol e 48 assist. E perciò forse un tantino sovrastimato in quanto a ingaggio.

Delittuoso perdere “questo” Insigne

Ovviamente, a questo punto la domanda sorge spontanea: cosa c’entra tutto questo con Insigne?

Lorenzo si trascina dietro, oltre ad un rodato sostrato tecnico-tattico, anche una precisa identità caratteriale. Nel decidere la prossima mossa professionale, quindi, risulta evidente quanto la sua maniera di approcciarsi al ruolo di Top Player si lascerà contaminare dalla debordante personalità fuori dal campo.

Un mix esplosivo, in grado di renderne avvincenti le giocate. Nondimeno, imprevedibili le future scelte contrattuali. 

Davvero esaltante il rendimento del capitano nell’ultima stagione, tra reti e assistenze ai compagni. Qualche piccolo passaggio a vuoto. Endemico, naturale. Strettamente connesso al modo di interpretare i compiti affidatigli da Gennaro Gattuso.

Magari in pochi se ne saranno resi conto, ma attualmente Insigne non è più il classico esterno d’attacco, che si limita a spadroneggiare in fascia, giocando a piede invertito. Adesso è un offensive player completo, che si abbassa per collaborare nella risalita della palla. Oltre ad accentrarsi, affinchè si creino spazi e presupposti per sfruttarne le qualità in fase di rifinitura.

Senza trascurare, chiaramente, l’oscuro lavoro in fase di non-possesso: lunghe corse in diagonale, funzionali a fare densità sotto la linea del possesso avversario e copertura alle incursioni del terzino sinistro.

Insomma, Lorenzo ha vissuto un’annata da assoluto protagonista, che sta reiterando con la maglia numero 10 dell’Italia agli Europei.

Quanto costa un Top Player

Sono fondamentalmente due i parametri da dover considerare in questa storia.

Il primo, è oggettivo. Legato alla necessità del Napoli di tagliare i costi del personale. Ovvero, ridurre drasticamente il monte ingaggi. La strisciante crisi del “sistema” è esplosa fragorosamente con la pandemia. Il Covid ha accelerato una situazione insostenibile per la stragrande maggioranza dei proprietari, abituati a gestire le società attraverso lucrose trading players. Ormai (quasi..) impossibili da realizzare.

Un bisogno gestionale che stride con la volontà di Insigne: monetizzare l’ultimo contratto importante della sua carriera.

E questo è il secondo aspetto della questione. Dal valore meramente soggettivo. Tanto per la società partenopea, quanto per lo stesso Lorenzo.

Capiamoci meglio. Entrambi sostengono la validità della loro tesi.

Eppure, Aurelio De Laurentiis probabilmente commette un errore di fondo. Il pragmatismo con cui ha finora amministrato il Napoli non considera i giocatori per quello che sono diventati nell’ultimo quinquennio: vere e proprie aziende individuali. Che producono utili, massimizzando gli introiti derivanti dalla loro figura di atleta professionista.

Oggi il calciatore più pagato della rosa azzurra non è Insigne, ma Kalidou Koulibaly. Il difensore, guadagnando 6 milioni di euro netti a stagione, stacca Insigne. Che invece ne percepisce 4,6.

ADL vorrebbe sì rinnovargli il contratto. Ma facendo pervenire un’offerta all’agente del capitano a cifre più basse di quelle attuali, certamente non ha gratificato le aspettative di Vincenzo Pisacane.

Uno stallo in cui non c’è da stare allegri. Ed il motivo è di facile comprensione.

Se non rinnovi, devi cederlo in queste settimane, altrimenti corri il serissimo rischio di tenertelo da separato in casa. Fino a vederlo poi partire da svincolato la prossima estate.

Già… cederlo: partendo da quale valutazione. E dopo, sostituendolo con chi? Soprattutto, considerando come la concorrenza stia anticipando i tempi, muovendosi forte su certi “giocatorini”!

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