Nel corso di una lunga chiacchierata con il webmagazine “Il Posticipo”, s’è confessato Alessandro Nista. Fino allo scorso campionato nello staff tecnico del Napoli in qualità di preparatore dei portieri. Ruolo che ricopriva dalla stagione 2015-16.

Terminato il campionato, Nista ha optato per la classica scelta di vita. In sostanza, ha deciso di fermarsi, preferendo dare priorità a cose alternative al calcio. Tuttavia, si tiene stretto i suoi ricordi. In particolare, quelli maturati durante la sua lunga milizia con la squadra partenopea. “Credo di aver chiuso la mia storia fantastica con il calcio alla fine della scorsa stagione. Ho deciso di cambiare un po’ di cose. Ho smesso per un problemino alla schiena che mi ha accompagnato per tutta la mia carriera e che a questo punto comincia a richiedere maggiore rispetto. Ho chiuso il mio rapporto col Napoli: è stata la mia ultima squadra...”.

Contento per questa carriera?

Sono stato veramente molto fortunato. Ho avuto la possibilità di lavorare in squadre molto importanti e con portieri fantastici. È stata una bellissima cavalcata cominciata col Torino, subito dopo aver smesso di giocare, e terminata l’anno scorso con la conquista della Coppa Italia. Forse anche quello mi ha spinto a smettere, credo sia stato un bel modo per uscire di scena. Ho chiuso con una vittoria“.

Quanto è stato difficile vincere quel trofeo dopo i mesi di lockdown?

Abbiamo vissuto un periodo incredibilmente drammatico, qualcosa che la nostra generazione non era abituata a vivere. Abbiamo visto tantissime persone andare via dall’oggi al domani. Non è stato semplice rimodularsi dal punto di vista lavorativo e cercare di ripartire convivendo con una situazione difficile. È stato un momento complicato, agevolato dal fatto che quel Napoli aveva un bel gruppo di lavoro e grandi giocatori. I portieri con cui lavoravamo, oltre ad essere giocatori importanti, erano ragazzi molto in gamba“.

Lei ha allenato nel Napoli di Sarri, Ancelotti e Gattuso: quale è stata la stagione più amara?

Quella dello scudetto perso ci ha tolto qualche notte di sonno. Sono arrivato al Napoli nel 2015 insieme a mister Sarri e abbiamo fatto benissimo sin dal primo anno. Le qualità dell’allenatore e le qualità della squadra ci hanno messo permesso di disputare una stagione molto importante. L’ultimo anno di Sarri ci ha lasciato rabbia perché siamo arrivati a un centimetro dal coronare un sogno: vincere lo scudetto“.

Si può dire che lo avete perso in albergo dopo Inter-Juve?

Quel risultato ha inciso. Dal punto di vista emotivo se la partita del sabato sera fosse finita in maniera differente probabilmente noi avremmo vissuto quella notte, la preparazione della domenica al mattino e di conseguenza la gara a Firenze con uno stato d’animo diverso. Lo abbiamo perso perché la Juve ha battuto l’Inter e ci ha lasciato quel punto indietro decisivo. Anche vincendo tutte le partite non avremmo più potuto conquistare lo scudetto“.

Che cosa non ha funzionato tra Ancelotti e il Napoli?

Nel calcio a volte si verificano situazioni che non hanno una spiegazione. Carlo Ancelotti è un allenatore straordinario. L’eredità lasciata da Sarri era incredibilmente pesante, venivamo da tre anni fatti alla grande. Solo un uomo forte come Ancelotti poteva calarsi in quella realtà. Dire che cosa è successo o che cosa non sia andato è complicato. In Italia c’è una bruttissima abitudine: appena fai due risultati negativi arrivano critiche a non finire. Credo che sia successa la stessa cosa nell’ultima stagione di Gattuso“.

Il Napoli ripartirà da Spalletti: come lo vede sulla panchina azzurra?

Io sono di Livorno quindi toscano come Luciano e lo vedo benissimo: è un allenatore di alto livello e con grandi qualità, le sue squadre hanno fatto cose importanti anche in situazioni complicate. Non avrà nessun problema a calarsi nell’ambiente di Napoli, una realtà complessa per mille motivi. Lo aspetta una squadra che si sposa molto bene con le sue idee e col suo modo di lavorare. Lo spero da tifoso del Napoli, dove ho lasciato tantissimi amici e un pezzo di cuore. Ci ho vissuto per cinque anni: io e la mia famiglia siamo stati davvero bene“.

Parlando di attualità, lei ha allenato anche Meret convocato da Mancini ad Euro 2020: che portiere è?

Ho lavorato all’Udinese per un anno. Quando sono arrivato Alex aveva 16 anni. Un giorno uno dei nostri portieri non poteva allenarsi così Meret si era aggregato alla prima squadra. Credo che Alex sia un predestinato. Il Napoli lo ha scelto per sostituire un altro grande portiere come Pepe Reina: non è poco. Al primo anno purtroppo il primo giorno di ritiro si è rotto il braccio ed è stato fuori per tutta la prima parte della stagione. L’anno dopo tutto il Napoli ha risentito delle difficoltà di Ancelotti. Nell’ultima stagione Meret ha fatto prestazioni straordinarie, ma non ha avuto grande continuità. Nonostante questo, a riconoscimento del suo valore, è stato convocato dal Commissario Tecnico“.

Lei ha lavorato anche con Jorginho: al Napoli era già un uomo spogliatoio?

Jorginho è un ragazzo fantastico ed umilissimo. È esploso nel Napoli di Sarri: il mister lo ha schierato davanti alla difesa e quella posizione lo ha consacrato. Ricordo un giocatore fantastico sempre sorridente. Aveva una parola gentile per tutti. Ricordo un ragazzo davvero splendido“.

Anche Lorenzo Insigne è finalmente esploso?

Lorenzo è sempre stato un talento straordinario. Seguire il lavoro quotidiano di un calciatore dà una percezione più ampia di ciò che sa fare. A Insigne non è mai mancato il carattere. Credo che abbia sentito il peso della maglia, della sua città e di essere napoletano. Oggi ha trovato il suo equilibrio e in questo Europeo lo stiamo vedendo prendere per mano l’Italia. Sul campo corre come un pazzo, riesce a fare entrambe le fasi di gioco, è straordinario davanti ma spesso utilissimo anche in difesa“.

Leggi la notizia sulla decisione del Napoli di prodursi in proprio le maglie

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