Il Napoli visto a Genova ha dimostrato che si può ripartire anche da una sconfitta come quella maturata con la Juventus. Ma soltanto a patto di cambiare radicalmente atteggiamento, mentale prima ancora che calcistico. Approcciandosi all’evento agonistico in maniera coerente al proprio credo.

E’ innegabile, infatti, che il contesto tecnico-tattico funzionale ad esaltare gli azzurri sia orientato ad un calcio propositivo piuttosto che speculare e sparagnino. Paradossalmente, questa squadra va in difficoltà ogni qual volta deve amministrare il risultato. Una caratteristica che obbliga i partenopei a spingersi sempre al limite delle loro possibilità, giocando costantemente con il piede premuto sull’acceleratore.

Ovviamente, interpretare tutte le partite con lo stesso canovaccio non garantisce, in assoluto, un gioco marcatamente offensivo. Nondimeno, l’indole dei partenopei non può sottrarsi dall’assecondare l’evidente qualità degli uomini che ne compongono la rosa.

Magari, in alcune circostanze, sarebbe meglio riuscire ad adattarsi all’avversario di turno. Specialmente al cospetto dell’Inter. Indubbiamente, i nerazzurri stanno disputando un campionato a sé e sono proiettati verso la conquista dello Scudetto dopo ben undici anni.

Tuttavia, alle spalle della squadra di Antonio Conte, la bagarre per assicurarsi i posti utili per partecipare alla Champions è apertissima.

Inutile bluffare, se domenica sera il Napoli intende legittimare la rincorsa al quarto posto, dovrà disputare una gara tutt’altro che banale. Al cospetto di un avversario cinico, e dalla straripante fisicità.   

Chi mettere dietro Osimhen

Probabilmente, un ruolo fondamentale l’avranno i due offensive players, che occuperanno gli spot di sottopunta e centravanti. Il sistema adottato da Gennaro Gattuso ha una peculiarità facilmente riconoscibile. Ovvero, schierare contemporaneamente un attaccante capace di sfruttare le verticalizzazioni dirette, ed un trequartista abile nel saper gestire le due fasi.

In questo, Zielinski è sontuoso, perché sa leggere il momento in cui abbassarsi, per aiutare nella costruzione. Oppure la zona giusta da aggredire, tra le linee avversarie, quando il Napoli cerca la via della rete.   

Mentre le giocate che non appartengono al campionario del polacco, vengono comunque garantite dai movimenti di Osimhen. Buono non solo ad aggredire la profondità, ma pure in grado di fare da unico riferimento avanzato, reggendo i duelli con i difensori avversari.

Chiaramente, non stiamo parlando di un armadio a due ante tipo Lukaku. In ogni caso, il nigeriano, al netto di alcuni difetti molto marcati, in primis una tecnica di base rivedibile seppure non banale, è dotato di straripanti qualità atletiche.

Con quella naturale esplosività nella corsa per effetto del quale allunga il campo, aggredendo la linea difensiva, costringendola a correre all’indietro, l’ex Lille influenza profondamente tanto il gioco della sua squadra, quanto l’atteggiamento senza palla della controparte.

Un Napoli attento, per dominare la capolista

Per comprendere appieno il senso dei movimenti coordinati del Napoli in fase di possesso, però, bisognerà tenere conto del quadro tattico complessivo.

Partendo da un presupposto. L’Inter sarà una squadra poco accattivante da guardare, che non ruba l’occhio a tifosi e addetti ai lavori. Anzi, concede veramente poco allo spettacolo. Nonostante ciò, ha raggiunto livelli tali di affiatamento, da sviluppare una fase di non possesso cinica ed efficacissima.

Generalmente, i nerazzurri rinunciano al pressing alto ed esasperato, lasciando consapevolmente al dirimpettaio il dominio del possesso. Abbassano il baricentro nella propria metà campo a coprire le linee di passaggio, e attirano in avanti l’avversario. E dopo ripartono, sfruttando in campo aperto le veloci transizioni.

Una strategia che sfrutta innanzitutto la difesa posizionale dei tre centrali. E poi lo spirito di sacrificio inculcato nel gruppo da quel martello di Conte. Uno così ossessionato dalla perfezione dei meccanismi di squadra, da rendere armonica la dimensione collettiva del suo calcio.

Contro un allenatore particolarmente sensibile nel curare gli equilibri sottopalla, dunque, il Napoli potrebbe optare per un piano gara teso a disarticolare il blocco difensivo. Non limitandosi, quindi, a palleggiare sul breve. Bensì verticalizzando subito su tracce medio-lunghe. Sostanzialmente, rubare tempo e spazi alla capolista, accelerando il giropalla…

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