Sembra che ci sia un certo malumore, neppure troppo velato o strisciante, all’interno della tifoseria napoletana. La nuova strategia aziendale portata avanti da Aurelio De Laurentiis, funzionale a tagliare drasticamente il monte ingaggi, sta scontentando praticamente tutti in città.

Ovviamente, resta lo zoccolo duro di groupie presidenziali. Ma ormai pare che un diffuso e trasversale scontento regni sovrano.

Solita accusa a DeLa

L’imputazione principale con la quale Adl è finito virtualmente sul banco degli imputati resta la stessa mossa nelle stagioni precedenti: manca una reale volontà di vincere. Accantonata a favore della politica del “galleggiamento”. Per cui gli azzurri sono comunque una squadra competitiva, costantemente in lotta per entrare nel lotto delle cd. Fab Four.

Tuttavia, spartirsi i lauti introiti derivanti dalla partecipazione alla Champions League sembra essere l’unica ambizione plausibile per il Napoli attuale. Impossibilitato a sognare obiettivi ben più stimolanti, almeno per chi concepisce il calcio come una passione, piuttosto che un mero business.

Sistema ostile al Napoli

Insomma, lo Scudetto all’ombra del Vesuvio comincia davvero a diventare una chimera irraggiungibile per questa gestione. Uno scenario reale, in cui magari il presidente ha contribuito non marginalmente, mettendoci del suo. Nel senso che, talvolta, ha evitato di investire sul mercato, quando era giusto invece supportare la classifica con un maggiore sforzo economico.

Soprassedendo poi sui colpevoli silenzi avverso il “doping arbitrale”. Cioè, le angherie perpetrate a danno della squadra da un “Sistema” ostile ed omertoso, impermeabile a qualsiasi novità in tema di uguaglianza competitiva in vetta alla Serie A.

Ecco, il problema sta tutto qui. L’italico pallone vive l’illusione di garantire un elevato livello di democrazia: nulla di più falso. Con l’entrata in vigore dei famigerati diritti televisivi, il Tricolore è diventato monopolio delle squadre “strisciate”.

Scudetto non per tutti

Dal ’92 ad oggi, Juventus, Inter e Milan hanno cannibalizzato il campionato: 14 vittorie la Vecchia Signora, 6 ciascuno le milanesi. A interrompere questo stucchevole dominio, il biennio vincente delle romane: la Lazio nel 1999-2000 e la Roma nel 2000-2001. Stranamente, in concomitanza con il Grande Giubileo del 2000. Mutuando una celebre perla di “saggezza”, sarebbe lecito affermare che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Basterebbe ricordare che nell’epoca dell’oro della Serie A, il decennio che va dal 1981 al 1991, a diventare Campione d’Italia sono state ben sette squadre, tra cui la Roma di Dino Viola, il Verona dei miracoli e la Sampdoria di Paolo Mantovani. Senza dimenticare, chiaramente, il meraviglioso settennato del RE all’ombra del Vesuvio.

In definitiva, De Laurentiis avrà pure il suo modus operandi, ogni tanto discutibile, se non apertamente criticabile. Nondimeno, negare la persistenza di fattori esterni al campo, che inibiscono al “suo” Napoli il tentativo di competere alla pari con i tre Top Club del Nord, è davvero bassa propaganda…

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