Quella che precede la sfida con la Juve per il Napoli è come la Settimana Santa. Ma il Covid ci ha messo lo zampino. E così come ad Aprile aveva fatto saltare “Lavaggio dei piedi”, “Sepolcri,”, “Via Crucis” e “Messa di Mezzanotte”, adesso fa saltare il rituale pallonaro. Così nessuno per il momento ha ancora chiesto a Koulibaly di ricordare il gol del 22 aprile, Nessuno ha chiesto a Canè di ricordare il gol a Zoff nel primo anno di Vinicio. E Volpecina stavolta non ha parlato ancora del mitico gol a Comunale dell’ottobre 1986. Nessuno ha ricordato Bugatti in porta con la febbre a 40. E nessuno ha ancora osato dire che Datolo…

Oggi si parla solo di tamponi. Una situazione un po’ paradossale. Perché non c’è nessun azzurro che sin qui è risultato positivo. Eppure sono tutti quasi in quarantena. Con Gattuso che freme. Avrebbe voluto rivedere coi ragazzi la partita col Genoa, specie il primo tempo, per dire loro quello che non gli è piaciuto. Avrebbe volentieri iniziato ad analizzare la gara con la Juve, pensando a come sostituire Insigne. Nulla di tutto questo. Oggi la cosa importante è l’esito dei tamponi, sapendo che di qui a sabato se ne faranno altri due. Prima di sabato sera non si sa neanche se la partita si giocherà.

Magari alla fine scopriremo che la cosa è un bene. Magari, lo speriamo, la partita col Genoa non avrà strascichi. E la squadra scenderà in campo con la mente sgombra, senza aver accusato lo stress della vigilia. Ma a Napoli aspettiamo un anno questa partita. Averci negato i riti della settimana Santa è un colpo basso che il Covid non ci doveva fare.